>ANSA-FOCUS/L’Ue tifa per l’accordo in Iran, i Volenterosi scaldano i motori – Altre news
(di Mattia Bernardo Bagnoli)
Lo spiraglio concreto di un
accordo entusiasma Bruxelles. É il momento della cautela, perché
di ‘stop and go’ sul delicato dossier della guerra in Iran se ne
sono già visti parecchi, ma diversi fattori fanno pensare che
l’Unione Europea e gli Stati membri faranno tutto il possibile
affinchè si trovi un accordo, se non altro per
l’impatto positivo che avrebbe sui mercati dell’energia. Con la
conseguente speranza di non dover mettere mano – o perlomeno in
misura minore – a costosi pacchetti di sostegno, dal prezzo
politico alto oltre che economico. E lo dimostra il dibattito in
corso sull’attivazione della clausola di salvaguardia per le
extra-spese sull’energia.
“Accolgo con favore i progressi compiuti verso un accordo tra
gli Stati Uniti e l’Iran: abbiamo bisogno di un’intesa che
allenti realmente la tensione del conflitto, riapra lo Stretto
di Hormuz e garantisca la piena libertà di navigazione senza
ostacoli”, ha commentato a caldo la presidente della Commissione
Europea Ursula von der Leyen. “L’Europa – ha aggiunto –
continuerà a collaborare con i partner internazionali per
cogliere questa occasione e giungere a una soluzione diplomatica
duratura. E per contenere le ripercussioni di questo conflitto,
in particolare sulle catene di approvvigionamento e sui prezzi
dell’energia”. Se le cose dovessero andare nel verso giusto,
Londra e Parigi si attiverebbero immediatamente per mettere in
pratica la missione di pacificazione nello stretto di Hormuz,
che avrebbe anche lo sperato effetto di placare le tensioni fra
Usa e alleati della Nato in vista del vertice di Ankara
dell’Alleanza. La Francia, a quanto si apprende da fonti bene
informate, ha una propensione al rischio “tra le più alte”
all’interno della coalizione dei Volenterosi e dunque sarebbe
pronta a partire con tempi molto brevi, più di altri partner.
Appare chiaro che l’ipotesi di usare la missione Ue Aspides
per le operazioni nello stretto è sempre più improbabile, almeno
nell’immediato: i tempi sarebbero lunghi, molti Stati membri non
possiedono flotte estese (non possono dunque allocare navi a
entrambe le missioni) e le condizioni nello stretto di
Bab-el-Mandeb, dato l’allineamento degli Houthi all’Iran,
richiederebbero di non abbassare la guardia. Negli ultimi giorni
è spuntata l’ipotesi di un ruolo della Nato. Il segretario
generale Mark Rutte ha confermato che sono in corso “discussioni
informali” sul punto, perché certi Paesi vorrebbero usare
l’espediente per mostrare a Donald Trump che la Nato non è una
“tigre di carta”. Parigi però è contraria – l’idea è quella di
coinvolgere partner extra-europei, che avrebbero problemi ad
operare con un cappello Nato – e anche la Turchia rema contro.
Non si esclude però una possibile azione di “coordinamento” tra
i diversi attori – Usa e Volenterosi – sfruttando proprio le
infrastrutture dell’Alleanza.
Sul fronte dell’energia, con l’annuncio dell’accordo,
l’effetto sui prezzi di gas e petrolio sarebbe probabilmente
immediato. La realtà, però, è più complicata. Perché i danni
alle infrastrutture produttive faranno sentire i loro effetti a
lungo. Detto questo, ci si aspetta che i governi nazionali che
hanno introdotto tagli fiscali temporanei e limiti massimi di
emergenza sui prezzi dei carburanti elimineranno “gradualmente”
gli interventi entro la metà-fine dell’estate. La Commissione,
inoltre, potrà spostare la propria attenzione dalla gestione
della crisi all’accelerazione dei target di riempimento delle
riserve di gas in vista del prossimo inverno.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
Source link



