A Rovegno la commemorazione del partigiano Aldo Gastaldi “Bisagno”

Rovegno. La comunità della Val Trebbia si è riunita domenica per commemorare Aldo Gastaldi, il comandante “Bisagno”, medaglia d’oro al Valor Militare e guida della Divisione Cichero.
Aldo Gastaldi, sotto il nome di battaglia “Bisagno”, divenne il simbolo di una Resistenza apartitica, fondata sul rispetto della dignità umana e sulla disciplina morale. Fervente cattolico e comandante amato dai suoi uomini, Gastaldi impose ai suoi partigiani un codice di condotta rigorosissimo (il celebre “Codice Cichero”), volto a proteggere le popolazioni civili e a garantire la giustizia.
Alla commemorazione hanno partecipato anche il presidente del consiglio comunale di Genova, Claudio Villa, e il consigliere regionale Matteo Campora.
“Ricordare oggi Bisagno – ha detto Campora – significa ricordare un uomo che seppe opporsi al fascismo, soprattutto nel suo metodo: quello dell’imposizione, della violenza e della negazione della libertà dell’uomo, indipendentemente dal colore politico con cui si manifesta. Il suo esempio resta attuale perché ci insegna che non esiste libertà senza rispetto della persona, senza confronto democratico e senza rifiuto di ogni forma di sopraffazione ideologica e totalitarismo. E ricordiamo che la memoria è di tutti e deve continuare ad essere patrimonio comune, capace di unire e non di dividere”.
“Ricordare Aldo Gastaldi oggi non significa soltanto sfogliare una pagina del nostro passato, ma interrogare la nostra coscienza civile. “Bisagno” non fu solo un comandante coraggioso, fu un educatore che scelse la libertà senza mai cedere al compromesso dell’odio o della fazione – è stato il commento di Villa – La sua figura parla con forza straordinaria alle nuove generazioni: in un tempo di fragilità dei valori, il suo rigore morale e il suo spirito di servizio indicano che la politica e l’impegno sociale devono sempre avere come fine ultimo il bene comune e il rispetto della persona. Genova riconosce in lui l’essenza stessa dei valori democratici su cui poggia la nostra Repubblica; un’eredità che abbiamo il dovere di custodire e, soprattutto, di tradurre in azioni quotidiane di cittadinanza attiva»




