Per i cervelli in fuga, incentivi e nuove case – Bolzano
OLZANO. Che fare con la questione dei cervelli in fuga? Forse la risposta potrebbe non essere soltanto riportare a casa le persone, ma mantenere un legame stabile con chi oggi vive e lavora all’estero. L’idea è quella di valorizzare le competenze dei professionisti altoatesini attraverso reti, collaborazioni e lavoro a distanza, evitando di disperdere un patrimonio di conoscenze.
«Potrebbe essere un passaggio intermedio – spiega Thomas Mur, direttore della Fiera di Bolzano – per poi innescare anche un programma di rientro alle giuste condizioni». Mur è tra i fondatori di Südstern, il network che oggi riunisce oltre 3.600 professionisti altoatesini tra manager, medici, architetti e ricercatori che hanno lasciato l’Alto Adige per studiare o lavorare all’estero, soprattutto tra Austria e Germania.
Il nodo casa e scuola
Per molti, però, il rientro resta complicato. Secondo Michl Ebner, presidente della Camera di Commercio di Bolzano, il problema principale è rappresentato dal costo della vita.
«Il vero freno al rientro e una delle cause della fuga dei cervelli è la casa: o non si trova o costa troppo. Poi c’è anche il tema della scuola, che deve essere competitiva anche per i figli», sottolinea Ebner.
Secondo il presidente della Camera di Commercio, la questione richiede un intervento strutturato da parte della politica: «Provincia e Stato devono mettere in campo un piano per affrontare un tema decisivo per lo sviluppo del territorio».
I dati dello studio Südstern
Lo studio “Andare, restare o tornare? Una patria, molte strade”, presentato al Laurin e realizzato dall’Università di Innsbruck, fotografa aspettative e prospettive degli altoatesini all’estero.
Dal report emerge che il fattore economico conta, ma non è l’unico elemento. Stipendi più alti fuori dall’Italia spesso si confrontano con vantaggi legati alla qualità della vita, alla vicinanza della famiglia e alla conoscenza del territorio.
Il dato più significativo riguarda però la disponibilità al ritorno: il 50% degli intervistati prenderebbe in considerazione un rientro con condizioni economiche più favorevoli. Inoltre oltre l’83% sarebbe disponibile a mettere a disposizione competenze e conoscenze per aziende e istituzioni dell’Alto Adige, anche senza tornare stabilmente.




