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Iran, a un passo tregua da 60 giorni con Usa. Incluso anche il Libano, Netanyahu preoccupato

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Secondo Axios, la bozza estende il cessate il fuoco anche al Libano, con Netanyahu che esprime preoccupazione. Dopo la firma dell’accordo si terrebbero negoziati sul programma nucleare iraniano

Tutti gli effetti indesiderati della guerra di Trump all’Iran

Sergio Fabbrinidi Sergio Fabbrini

Un falco al Pentagono. Il segretario Usa alla Difesa Pete Hegseth saluta i cadetti a West Point REUTERS

Una teoria universalmente accettata, nelle scienze sociali, è quella delle conseguenze inattese. Ogni azione umana è destinata a produrre conseguenze, alcune prevedibili, altre imprevedibili. Tra queste ultime, alcune sono negative, altre positive. Non era necessario conoscere i lavori del sociologo e filosofo americano Robert K. Merton (1910-2003), in particolare il suo studio del 1936, per pensare che l’intervento militare americano-israeliano contro l’Iran avrebbe prodotto conseguenze inattese negative. Quell’intervento è stato realizzato senza una conoscenza del contesto e senza un piano d’azione. Coloro che avevano quella conoscenza, gli alti funzionari dei Dipartimenti della Difesa e di Stato, erano stati precedentemente licenziati dai loro capi, Pete Hegseth e Marco Rubio, in quanto rappresentanti del deep state che Trump II è impegnato a smantellare. Il loro posto è stato preso, non solamente da dilettanti, ma soprattutto da fanatici.

Vediamo le conseguenze indesiderate di una guerra condotta da fanatici.

Casa Bianca: tregua a un passo, poi negoziati sul nucleare

Stretta finale su un accordo tra Stati Uniti e Iran per una proroga alla tregua di 60 giorni, durante la quale lo Stretto di Hormuz verrebbe riaperto, l’Iran potrebbe vendere liberamente petrolio, si terrebbero negoziati per limitare il programma nucleare iraniano e le ostilità verrebbero interrotte anche in Libano. Questi, secondo Axios, sarebbero i capisaldi dell’intesa “ormai pronta”, secondo quanto annunciato ieri sera dal presidente Donald Trump e confermato dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim, considerata molto vicina ai pasdaran. Stop alle ostilità in tutta la regione, sblocco dei beni iraniani all’estero e 60 giorni per negoziare sul nucleare (nodo su cui “Teheran non ha preso alcun impegno”) mentre si precisa che ci vorranno 30 giorni per le procedure legate allo sblocco di Hormuz. Il Pakistan ha espresso forte ottimismo su una conclusione positiva dei negoziati che, al di là delle schermaglie, sembrano davvero alle battute finali con le diplomazie al lavoro per limare gli ultimi dettagli del memorandum.

Axios, accordo prevede 60 giorni di tregua anche in Libano. Netanyahu esprime preoccupazione

L’accordo che gli Stati Uniti e l’Iran sono in procinto di firmare prevede una proroga del cessate il fuoco di 60 giorni, durante la quale lo Stretto di Hormuz verrebbe riaperto, l’Iran potrebbe vendere liberamente il proprio petrolio e si terrebbero negoziati per limitare il programma nucleare iraniano, secondo quanto riferito da un funzionario statunitense. Lo riporta Axios, citando un funzionario statunitense che ha fornito una descrizione dettagliata della bozza. Durante il periodo di 60 giorni, lo Stretto di Hormuz verrà aperto senza pedaggi e l’Iran acconsentirà a rimuovere le mine che ha dispiegato nello stretto per consentire alle navi di passare liberamente. In cambio, gli Stati Uniti revocherebbero il blocco sui porti iraniani e concederebbero alcune deroghe alle sanzioni per consentire all’Iran di vendere liberamente il petrolio. La bozza di memorandum d’intesa chiarisce anche che la guerra tra Israele e Hezbollah in Libano finirebbe, aggiunge Axios. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe espresso preoccupazione riguardo a tale condizione durante una telefonata con Trump sabato, ha detto un funzionario israeliano. Ha inoltre espresso preoccupazioni su altri aspetti dell’accordo, ma ha esposto le sue ragioni in modo rispettoso e deferente, ha spiegato un funzionario statunitense. Il funzionario statunitense ha affermato che non si tratterebbe di un «cessate il fuoco unilaterale» e che, se Hezbollah tentasse di riarmarsi o di istigare attacchi, Israele sarebbe autorizzato ad agire per impedirlo. «Se Hezbollah si comporta bene, Israele si comporterà bene».


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