«Abbassare l’affitto dei negozi sfitti»

«L’unica cosa che non possiamo permetterci è di non fare nulla». Il presidente di Confcom Confcommercio Padova, Patrizio Bertin, non vuole arrendersi ad una città che sta perdendo, con la chiusura di centinaia di negozi, anche la propria anima. «Il 22 maggio – ha detto – ho deciso di sostituire la camminata sugli argini con una lunga passeggiata tra centro e un paio di quartieri: in tutto una quindicina di chilometri. Devo dire la verità: ho visto una Padova che non mi è piaciuta. Troppi negozi sfitti, troppi muri con scritte che nulla hanno a che vedere con la street art e troppe saracinesche chiuse e vetrine abbandonate anticamere del degrado avanzante». Non che Padova sia, in questo senso, un “unicum”, tutt’altro. Le indagini di Confcommercio e le testate locali di tutta Italia confermano che la moria di negozi è un dato di fatto. Così come il degrado strisciante che ne consegue. La discriminante, semmai, è tra chi cerca di opporre una certa qual resistenza al fenomeno e chi attende non si sa bene cosa.
Bertin ha una proposta. Meglio: più che una proposta ha un paio di idee che mette a disposizione. In primis del Comune, ma poi anche di quanti hanno a cuore la propria città. «So che mi si dirà che il raffronto, a causa dell’autonomia di cui dispone l’Alto Adige, è impari – ha proseguito il presidente – però a Bolzano la giunta provinciale, per ridare vita a piazza Vittoria, ha comprato la sede ex Inps per farne uffici pubblici e alloggi per studenti e due bar e un negozio (sfitti) per creare le condizioni affinchè si possano reinsediare o bar o negozi. Dirò di più: la piazza avrà un parcheggio interrato di cinque piani per 390 posti auto e 39 posti moto. Da noi tutto questo, in questi termini esatti, è sicuramente impossibile, però si potrebbe pensare ad una via di mezzo». Ed ecco allora l’idea: intervenire sui proprietari degli immobili per convincerli, con interventi premiali (detassazione) a mettere sul mercato degli affitti negozi a prezzi più contenuti che, attualmente per via dei canoni, sono difficilmente avvicinabili. Al tempo stesso si potrebbe attivare una altrettanto politica super-premiale per i giovani che intendono aprire o per quegli imprenditori che, già attivi ad esempio in centro, decidono di investire anche in un quartiere, o viceversa.
«C’è poi un aspetto – è sceso nei particolari Bertin – che credo interessi soprattutto ai giovani, ma non necessariamente solo agli “under” che, oggettivamente, dimostrano più familiarità con l’online: favorire chi, già attivo con un negozio virtuale, intenda proporre la propria vetrina anche fisica. Una forma “ibrida” che consenta di migliorare l’esperienza cliente e rafforzare la fiducia nel marchio». Naturalmente anche Confcommercio Padova potrebbe giocare un ruolo. «Non è nostro costume gettare il sasso e nascondere la mano – ha continuato il presidente – per cui se un’idea del genere potesse trovare sostenitori, il nostro confidi Fidimpresa Friulveneto potrebbe intervenire per favorire l’accesso al credito da parte delle imprese che intendessero sfruttare l’occasione».
L’importante è fare qualcosa. A partire dal valorizzare il lavoro dell’osservatorio costituito in Camera di Commercio che ha proprio il compito di analizzare e dar prime risposte contro la desertificazione commerciale. «Se ci sono altri suggerimenti – ha concluso Bertin – ben vengano. Padova, storicamente ed economicamente, si è sviluppata grazie ai commerci. E vedere che il commercio langue, non può lasciare indifferenti i padovani, siano essi figure che hanno responsabilità, o semplici cittadini».
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