Metà dei medici internisti in regione ha avuto sindrome da burnout

Certo ci si scherza con gli studenti di medicina, matematica o ingegneria, ma la sindrome da burnout – o “da esaurimento professionale” – è una cosa seria. Secondo un’indagine della Federazione associazioni dirigenti ospedalieri internisti presentata a Rimini e riportata da Ansa, circa il 50 per cento dei dottori di medicina interna in Friuli Venezia Giulia ne ha sofferto. Il 6 per cento, inoltre, dichiara di sentirsi attualmente in uno stato di stress correlato al lavoro.
Uno su dieci lascerà anticipatamente
Secondo la ricerca “gli ospedali fanno sempre più fatica a garantire continuità con organici stabili e condizioni di lavoro sostenibili”. Anche se con cifre sfasate sappiamo di casi analoghi in personale di ogni branca e specializzazione sanitaria. Ed è un problema relativamente recente: due su cinque internisti ritengono che le condizioni di impiego siano peggiorate rispetto a quando ha iniziato l’attività; uno su dieci pensa di lasciare prima del tempo.
Riclassificare medicina interna e assumere
Virtuosa, secondo l’indagine, la presenza “limitata” di gettonisti nei reparti di medicina interna. Situazione diversa per i pronto soccorso, dove “vengono segnalati in numerose strutture. Il punto critico è il raccordo tra emergenza e reparto: se il primo anello della catena è sotto pressione, anche il resto del percorso assistenziale ne risente”. Necessario quindi, sostiene la Fadoi, riclassificare i reparti di medicina interna come a medio-alta intensità di cura e assumere personale medico e infermieristico. Anche in funzione dei pazienti, generalmente “fragili, anziani, spesso con più patologie contemporaneamente. Ne va della salute dei medici ma soprattutto della sicurezza dei pazienti”.
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