Trentino Alto Adige/Suedtirol

La ciclovia dimenticata della Venosta – Cronaca



MERANO. L’Alto Adige vanta una rete invidiabile di piste ciclabili di oltre 600 km, prevalentemente asfaltate e interamente collegate alla rete della mobilità (treni e bus). I tre percorsi principali seguono le valli dei fiumi principali: Adige, Isarco e Rienza. Ma non tutto è perfetto come testimonia il racconto di un lettore dell’Alto Adige, Ugo Borin, che ci ha inviato foto a supporto tra strade sconnesse, discariche a cielo aperto e cartelli da sistemare o rimuovere.

«Il cicloturista che percorre la ciclovia della Venosta arrivato a 100 metri dal sottopasso della Mebo si trova 4 cartelli stradali, montati su due pali, con la faccia parallela al senso di marcia anzichè perpendicolare. Per lavori sulla pista ciclabile erano stati girati di 90 gradi affinchè non interferissero con le macchine operatrici. I lavori sono finiti da due anni, ma i cartelli continuano a guardare verso la Mebo. Ho tentato di lenire la loro tristezza e la loro frustrazione, ma non è servito a nulla: la loro inutilità è palese. Se ci fosse un’anima buona che li rimettesse a posto». 

«Percorsi altri 100 metri, proprio sotto il viadotto della Mebo, Merano, la città giardino, presenta il suo biglietto da visita: al di là di un muretto sovrastato da una recinzione fa bella mostra di sè un ammasso di rottami, ferraglia e mobilia accumulata con tale fantasia da lasciare allibiti, tanto è vero che molti cicloturisti si piantano, spesso con rovinose cadute, sulla salita con pendenza del 22% che subito dopo devono affrontare. Allego fotografia della fantasiosa e artistica composizione. Percorsi altri 100 metri sulla ciclovia si trova il terzo biglietto da visita di Merano: il manto stradale rovinato e sconnesso con dossi che superano i 20cm».

«Qualche solerte funzionario ha pensato bene di segnalare il malanno, ma i bambini in bicicletta continuano a cadere perchè il loro equilibrio e la loro stabilità sulla bicicletta non sono ancora così perfetti; e forse non capiscono neppure il cartello. Quando ci sono i bambini che giocano nel sottostante campo da calcio il passaggio delle bici è ancora più precario perchè frotte di genitori si accalcano sulla pista ciclabile per ammirare i loro piccoli Maradona in erba. Tutto questo posso descriverlo perchè sono vent’anni che curo il giardino da me creato sulla scarpata della Mebo; questo impegno comporta una presenza di circa trecento ore l’anno». 

MAX.BO




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