Vita da tennista fuori dai top. Maestrelli: “Da Parigi a Chisinau, quanti sacrifici per pagarmi il futuro”

Francesco Maestrelli, 23 anni, numero 128 Atp. Martedì a Parigi ha sconfitto il giapponese Noguchi nel primo turno delle qualificazioni. Il giorno dopo ha perso con lo spagnolo Caraballes Baena. Ieri è tornato a casa. Stamani prende un aereo per Chisinau, Moldavia: giocherà un Challenger. Vita da tennista.
Al vincitore del Roland Garros vanno 2.800.000 euro lordi. Il premio delle qualificazioni è un centesimo: 28.000 euro. Ma ce ne sono 87.000 per chi poi raggiunge il tabellone principale.
«Entrarci, in uno Slam, vuol dire tanto, tutto: lavori duro da una vita, per misurarti coi migliori. E da un punto di vista economico può essere fondamentale: con quei soldi puoi programmare in maniera diversa la stagione. Coprire buona parte delle spese dell’anno: allenatore, mental coach, fisioterapista. I viaggi per due o tre persone, le camere d’albergo».
Per fortuna all’esordio in Australia è andata bene: 3 successi nelle qualificazioni, poi la vittoria su Atmane. Si è arreso solo a Djokovic, al secondo turno.
«Dopo Miami e Indian Wells ho deciso di puntare sui tornei in terra battuta. Accettando anche certe sconfitte: certi primi turni valgono una finale di un torneo minore, ma sei consapevole che quando alzi il livello è il prezzo che devi pagare. Però a Parigi ho finito per arrivarci con poca fiducia. Con Noguchi ho iniziato male, ma sono stato bravo a scacciare certi fantasmi che ti assalgono quando le cose non vanno. E dopo, con lo spagnolo, ho giocato un buon tennis. Rimane il rammarico di non essere andato avanti, ma so che il futuro sarà migliore».
Uno pensa al Roland Garros e si immagina solo campioni strapagati.
«Invece anche questo sport è fatto soprattutto di sacrifici, intensità. E tornei minori, perché no? A volte i grandi scenari sono fuorvianti. Quello che conta è il livello di gioco che riesci a raggiungere».
Sinner e altri guidano la protesta per un tennis più “equo”.
«Sono giovane, ho bisogno di avere delle occasioni e faccio di tutto per crescere. Non sempre è facile, la forbice è ampia. Se il sistema mi aiuta un po’, tanto meglio».
Ha visto che bravo, Andrea Pellegrino?
«Siamo amici, ci siamo allenati insieme. Se lo merita: ha talento e dedizione, in passato ha riscosso meno di quel che era giusto. Credo sia un esempio che fa bene a tutti: dimostra che se a 20 anni non sei tra i migliori cento, non significa che tu sia per sempre fuori dai giochi».
E Francesco Maestrelli?
«Vuole continuare a crescere, e a inseguire il sogno di guadagnare un giorno la Top20 o magari la Top10. Ma non grazie a un’impresa estemporanea. Baratterei un ranking del genere con un posto stabilmente tra i primi 50. Partendo da un torneo a Chisinau, che c’è di male?».
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