Rosa Chemical e mamma Rosa: «Non avevamo soldi, a Londra mi mandava l’olio e il sugo da Torino. Solo a 25 anni ho capito cosa significasse crescere un figlio da sola. Non mi ha mai giudicato»
Nel giorno della Festa della mamma, Rosa Chemical annuncia l’uscita del suo nuovo singolo Mammamì, disponibile su tutte le piattaforme digitali da venerdì 15 maggio per Emi Records/Universal Music Italia. Un brano che parla di mancanze, di silenzi e di legami incompleti, scegliendo però una chiave lontana dall’aspetto più triste e malinconico, grazie a una base musicale allegra, luminosa. Come sempre, con Rosa Chemical, le apparenze non sono il messaggio. La canzone è, prima di tutto, un omaggio a sua mamma Rosa, il punto fermo dell’artista, l’ispirazione più pura. Li raggiungiamo telefonicamente, entrambi. Ci rispondono dal loro Piediny Store, a Torino. Prende la parola Rosa Chemical: «Sì, sono venuto qui da lei al negozio e appena mi ha visto ha detto: “Hai bisogno di fare le sopracciglia”. Così ho approfittato dell’attesa prima dell’intervista per dare una sistemata».
Il negozio aperto insieme a lei, il nome artistico scelto. Adesso questo brano: sono ringraziamenti verso sua madre?
Rosa Chemical: «Il brano è nato dall’esigenza di raccontare il rapporto con mia mamma e l’assenza della figura paterna. È un inno alle mamme che si sono fatte da sole per crescere i figli. Si sono fatte il c…».
Mamma Rosa: «Non si dice! Si sono fatte forza, è meglio (ridono, ndr). Quando Manuel è nato avevo trent’anni. Ci è voluto un po’ per averlo, lo desideravo ma non è arrivato subito. Poi eccolo qui: un figlio solo, ma buono. Ci ho messo tutto l’amore possibile per tirarlo su. La separazione con suo padre è arrivata presto, era molto piccolo».
Com’erano le vostre giornate?
Mamma Rosa: «Io lavoravo, Manuel andava a scuola e poi dai nonni paterni. Stava con loro tutto il giorno e quando la sera passavo a prenderlo era una festa: mi raccontava la sua giornata, voleva giocare. Era molto esuberante, vivace, intelligente, divertente».
Rosa Chemical: «Mi mancava, quando la vedevo la sera ero davvero contento. Ci piaceva giocare insieme. Anche con i nonni, che adesso purtroppo non stanno molto bene, ero felice. Mia nonna poi è stata davvero una seconda madre. Anche con loro non mi è mai mancato nulla.
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