Isabel Zanoner, 18 anni, tra i giovani volontari del Crab di Bolzano per salvare la fauna selvatica – Cronaca
BOLZANO. Da sempre il mondo di Isabel è fatto di nidi, semi, piume, zampe ferite e creature da proteggere. Da bambina le sembrava di vivere in una favola. La principessa dei «pulli», cuccioli di piccioni indifesi a cui il mondo volta le spalle, che accarezzava tra le grate di una gabbia. Lei, con i capelli rossi e le lentiggini, si è affezionata a quel grigio che in tanti disprezzano.
«Animali come tutti gli altri, che meritano amore», sorride. Il Crab, il centro per il recupero dell’avifauna e dei piccoli mammiferi selvatici fondato anche da sua madre Katia Zanoner insieme a volontari e veterinari, prima era il posto dove trascorrere il tempo in famiglia. Oggi, per la 18enne Isabel Zanoner, è soprattutto una missione. «Sto frequentando la quinta al liceo Torricelli. Poi vorrei studiare infermeria veterinaria – racconta – Ho trovato un corso in cui c’è proprio la specializzazione in animali selvatici: quello che mi interessa di più. Magari in futuro prendermi cura degli animali diventerà un lavoro vero. Per adesso sono tra i pochi volontari giovani del Crab».
Mentre parla ha in braccio un piccolo pullo. Fuori, nelle voliere, ci sono altri sei piccioni pronti ad essere liberati. Una gabbia ospita due giovani merli; poche ore prima del nostro arrivo una giovane anatra sposa è stata liberata lungo il fiume dopo avere ricevuto le amorevoli cure dei veterinari e dei volontari.
In tutti questi anni al Crab c’è un «ospite» che l’ha colpita di più?
Il gufo reale. Fa davvero impressione perché non ci si rende di quanto è grande finché non gli si arriva vicino. Mi sono rimasti impressi quegli occhi arancioni enormi. Lo hanno trovato l’anno scorso, bloccato tra alcuni fili elettrici, aveva fratture in tre punti delle ali. È stato operato due volte – gli animali arrivano prima al centro veterinario – poi è stato qui in convalescenza, e infine lo abbiamo liberato.
Cosa si prova a vederli liberi?
È la cosa più bella. Il senso del nostro lavoro qui. Arrivano animali feriti dall’uomo? Più di una volta qualcuno ha sparato ai piccioni. Una brutalità che davvero non capisco. Ce ne sono tanti, quindi anche facendo del male a uno non risolvi il “problema”. Non piacciono perché sono grigi, ma dovrebbero vedere come sono qui. Io, ad esempio, li ho riscoperti. Nella maggior parte dei casi arrivano feriti alle zampe. Si incastrano nei fili dell’immondizia, addirittura nei capelli, e più cercano di liberarsi più si imbrigliano. Di casi così ne arrivano tantissimi.
E gli altri?
Ora abbiamo due merli che sono stati trovati troppo piccoli e rischiavano di morire. Quando le ali si incrociano dietro è un segnale: significa che probabilmente sono grandi abbastanza per volare e sopravvivere da soli. Adesso è iniziata la stagione dei ricci e dei nidiacei. Saremo sommersi da uccelli piccolini: merli, passerotti, Cinciallegre…
Di cosa vi occupate voi volontari? E quanti siete?
A turno diamo da mangiare, somministriamo le terapie e puliamo le gabbie. Alcuni animali molto piccoli, come i ricci ad esempio, hanno bisogno di essere nutriti tante volte al giorno e monitorati sempre. Come volontari attivi siamo solo una decina: è un problema, soprattutto adesso che inizia la stagione più difficile e arrivano più animali. Servono due/tre turni al giorno che si fa fatica a coprire in pochi. Ci basterebbe una persona che dedicasse anche un’ora, due a settimana. Soprattutto le mattine sono difficili da coprire. Lei viene in questo centro da tutta la vita…Il Crab è stata la cosa più costante della mia vita, momenti preziosi da condividere con mia mamma. Venire qui a fare i turni nel weekend era un modo per passare il tempo insieme.
Altre passioni?
La navigazione con le barche a vela. Sto facendo la patente nautica. Quest’estate lavorerò su una barca in Grecia. Sono felicissima… L’unica cosa che mi dispiace è che non verrò al Crab per un po’.
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