Su Netflix arriva la serie che ti farà dubitare di tutto: dentro la setta nessuno è libero
Cosa succede quando salvare tua figlia ti costringe a mettere in discussione tutto ciò in cui hai sempre creduto? Unchosen, thriller psicologico britannico disponibile su Netflix dal 21 aprile, risponde a questa domanda portandoci dentro una comunità religiosa isolata dove le regole non si discutono, il mondo esterno è una minaccia e le donne non hanno voce. Sei episodi tesi, claustrofobici, che intrecciano manipolazione, fede e desiderio di libertà in un racconto che non concede respiro.
La serie, creata e scritta da Julie Gearey, si ambienta nella campagna inglese, lontano da tutto e tutti. Qui vive la Fellowship of the Divine, una setta cristiana conservatrice immaginaria dove la tecnologia è bandita, i contatti con l’esterno sono proibiti e le donne devono restare sottomesse agli uomini. Chi vive fuori dalla comunità viene definito “unchosen“, non scelto, quasi un pericolo da cui proteggersi. È in questo microcosmo soffocante che conosciamo Rosie, interpretata da Molly Windsor, donna apparentemente devota che vive con il marito Adam e la figlia Grace seguendo alla lettera le regole imposte dalla congregazione.
La vita di Rosie scorre tra preghiere, doveri domestici e silenzi. Gli uomini possono muoversi, lavorare fuori, interfacciarsi con il mondo esterno, ma le donne no, restano confinate tra le mura della comunità, custodi del focolare e garanti della purezza. Rosie ha interiorizzato così profondamente queste regole che non riesce più a distinguere dove finiscano le sue convinzioni e dove inizino quelle imposte dall’alto, ma tutto cambia in un giorno di pioggia, quando durante un temporale improvviso, la piccola Grace scompare e compare un estraneo misterioso, interpretato da Fra Fee.
A guidare la setta c’è Mr Phillips, interpretato da Christopher Eccleston, leader autoritario e profondamente problematico. Celebre per aver vestito i panni del Nono Dottore in Doctor Who e del villain Malekith in Thor: The Dark World, Eccleston regala al personaggio una profondità inquietante. Accanto a lui c’è la moglie, interpretata da Siobhan Finneran, nota al pubblico come la perfida O’Brien di Downton Abbey e per il suo ruolo in Happy Valley.
Il cast di Unchosen è di altissimo profilo. Molly Windsor, classe 1997, ha vinto il BAFTA TV Award come miglior attrice nel 2018 grazie alla miniserie BBC Three Girls. Asa Butterfield, noto al grande pubblico per Sex Education su Netflix, ha alle spalle un percorso iniziato da bambino con Il bambino con il pigiama a righe e Hugo Cabret di Martin Scorsese. Fra Fee è conosciuto per Hawkeye e Rebel Moon. La serie è diretta da Jim Loach, già regista di Criminal Record, e da Philippa Langdale, nota per A Discovery of Witches – Il manoscritto delle streghe. Le riprese si sono svolte nel Regno Unito tra agosto e la fine del 2024. Il titolo originale era Out of the Dust, rinominato Unchosen solo nel marzo 2026 in occasione dell’annuncio della data di uscita.
Il risultato è quindi un thriller cupo, intenso, claustrofobico, che usa il linguaggio del genere per parlare di manipolazione, fede e desiderio di libertà. Più che sul mistero criminale, la forza della serie sta nel modo in cui mette in scena personaggi intrappolati: Rosie nella setta, Adam nelle aspettative maschili, Sam nel proprio passato, Mr Phillips in un sistema che lui stesso ha contribuito a creare. Nessuno appare davvero innocente e ogni tentativo di fuga rischia di trasformarsi in qualcosa di ancora più pericoloso.
Per Rosie, il percorso di emancipazione femminile e risveglio interiore diventa un viaggio rischioso che la obbliga a fare i conti con i confini, fisici e mentali, in cui ha vissuto per tutta la vita. La scelta su dove mettere la propria fiducia diventa sempre più impossibile, e la serie accompagna lo spettatore dentro questo labirinto psicologico senza offrire vie d’uscita facili. Unchosen è disponibile su Netflix dal 21 aprile, visibile anche su Sky Glass, Sky Q e tramite app su NOW Smart Stick. Sei episodi per chiedersi cosa significa davvero essere liberi, e quanto sia difficile riconoscere la gabbia quando ci vivi dentro da sempre.
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