Giallo di Pietracatella, nessuna lite familiare. Gianni e Alice via dal paese per allentare la pressione mediatica | isNews
Tra le motivazioni della decisione la volontà di consentire alla ragazza di svolgere l’esame di maturità in un clima più sereno. L’avvocato dei Di Vita parla anche del mancato sequestro del telefono dell’uomo
CAMPOBASSO. Nessun dissidio con Laura, che in questi mesi è stata molto vicina a padre e figlia, Gianni Di Vita e sua figlia Alice hanno lasciato da qualche giorno la casa di Pietracatella della cugina dell’ex sindaco per consentire alla ragazza di prepararsi a sostenere l’esame di maturità classica, senza troppa pressione mediatica addosso.
Lo ha detto l’avvocato Vittorino Facciolla, che difende Gianni e Alice, spiegando il perché della scelta di lasciare il paese, dove da settimane stazionano gli inviati di testate e trasmissioni televisive. La morte per avvelenamento da ricina di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Di Ielsi, per cui la Procura di Larino indaga per duplice omicidio premeditato, resta infatti tra i casi di cronaca più attenzionati a livello nazionale.
“Gianni e Alice avevano grandi difficoltà a svolgere una vita serena per l’assedio dei media, che certamente svolgono il loro lavoro – ha detto Facciolla – ma che grandi margini di serenità non lasciano a chi è protagonista di queste vicende. Si sono visti obbligati a trovare un’altra situazione abitativa, seppure temporanea, quantomeno fino a quando Alice non avrà terminato l’esame”.
Il legale ha smentito forti litigi familiari. “Normali litigi, anzi meno dei normali litigi – ha detto Facciolla all’Ansa – Questa è la ragione per la quale Gianni, Alice e gli altri prossimi congiunti non si spiegano cosa possa essere accaduto. Se c’erano state delle vicende familiari evidenti, che comportavano dei dissidi forti sarebbero emerse in un attimo, questo non è accaduto ed è una ragione che desta, se vogliamo, anche maggiore preoccupazione perché non capire quale può essere stato l’innesco di tutto questo non ti rende tranquillo”.
Facciolla ha poi commentato anche il mancato sequestro del telefono di Gianni Di Vita, l’unico non prelevato tra quelli della famiglia. “Se ne avessero bisogno è lì a disposizione. Tra le altre cose non è stato alterato nell’utilizzo e questo sarebbe anche facilmente dimostrabile attraverso la Polizia Scientifica. La messa a disposizione anche del telefonino di Gianni, laddove la Procura lo ritenesse, è connaturata alla condotta di collaborazione che sino ad oggi, come parti offese, abbiamo sempre avuto”.
Intanto continuano gli interrogatori della Squadra mobile, con gli investigatori guidati da Marco Graziano che stanno sentendo e incrociando le testimonianze di parenti e conoscenti della famiglia Di Vita. Nei prossimi giorni sarà risentita anche Laura Di Vita, mentre non è imminente un nuovo sopralluogo nell’abitazione di Pietracatella, sotto sequestro dalla morte delle due donne, alla ricerca di eventuali tracce residue di ricina.
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