Politica

“Su Gaza Ue poco credibile”. E nel Pd cresce l’insofferenza per von der Leyen

“Quel che rende l’Unione europea poco credibile sono questi insopportabili doppi standard: è stato giusto mettere sanzioni a Putin, ma non è accettabile che non vi siano sanzioni anche per il governo israeliano. Il governo Meloni dovrebbe dare subito un segnale, levando il veto che blocca la sospensione dell’accordo Ue- Israele“. Dalla sala Berlinguer, nell’aula del gruppo Pd di Montecitorio, è la segretaria dem Elly Schlein a denunciare l’inerzia e l’immobilismo dell’esecutivo, come delle istituzioni europee sulla Palestina, dalla Striscia fino alla Cisgiordania, nel corso della presentazione del libro di Arturo Scotto, “Flotilla, in viaggio per Gaza“, il volume che ripercorre i giorni del deputato dem a bordo di Karma, una delle navi della precedente missione umanitaria, lo scorso ottobre.

Accanto a Schlein, oltre all’autore del libro e alla moderatrice Bianca Berlinguer, c’è il direttore delle scuole della Terra Santa, padre Ibrahim Faltas. E c’è anche l’ex ministro della Salute e deputato dem, Roberto Speranza, accompagnato in platea da tanti altri ex Articolo Uno, da Nico Stumpo, passando per Federico Fornaro e Maria Cecilia Guerra.

La segretaria difende Flotilla, torna ad attaccare il presidente del Senato Ignazio La Russa per le sue offese agli attivisti, promette che con il Pd al governo “una delle prime cose che faremo sarà riconoscere lo Stato di Palestina”, perché “due popoli due Stati non può esserci se la Palestina non viene riconosciuta”. E quando Speranza parla di “un’Europa che muore ogni giorno, nel silenzio” e denuncia il suo imbarazzo di fronte alla stessa Ue “senza parole, senza fiato, senza voce”, la segretaria dem concorda: “Condivido la frustrazione e la sofferenza da federalista europea molto convinta e appassionata di quel progetto di non aver visto il ruolo che l’Europa avrebbe dovuto avere su questa vicenda. Basta doppi standard”, insiste.

“Due pesi e due misure” portati però avanti proprio da quella commissione targata Ursula von der Leyen che i dem (con il gruppo dei Socialisti in Europa) continuano a sostenere. Al di là degli avvertimenti sui “voti non scontati” ribaditi dalla stessa segretaria, dopo le battaglie politiche sul piano di difesa RearmEu – poi rinominato Readiness 2030, con cambio d’etichetta, ma non di sostanza – e di fronte all’asse continuo dei Popolari con le forze dei Conservatori e dell’estrema destra.

Un cortocircuito politico, una contraddizione che da tempo tormenta l’area più a sinistra del partito. Un’insofferenza ora in crescita tra i dem, tornata allo scoperto con l’intervista al Fattoquotidiano.it dell’ex ministro della Giustizia e attuale consigliere dem ligure Andrea Orlando: “Non so se ci siano più le condizioni affinché questa Commissione sia sostenuta dai Socialisti (e democratici, ndr). C’è un problema legato alla dignità dell’Unione europea. Perché da oggi sarà più difficile difendere le acque territoriali e la navigazione di qualunque tipo di missione, che sia civile, militare o economica”, aveva spiegato, di fronte ai balbettii e alle semplici parole di forma sulla “libertà di navigazione da rispettare” della stessa Commissione Ue. Come di fronte al silenzio dell’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaia Kallas. Ma non solo. Perché l’ex Guardasigilli dem aveva denunciato il “problema di una doppia maggioranza, che alla fine fa sì che l’asse sia fortemente spostato a destra: una contraddizione che si evidenzia dal Green Deal fino alle politiche internazionali e ai temi legati agli equilibri di bilancio”.

Una posizione che non è però quella del capo delegazione dem al Parlamento Ue, Nicola Zingaretti, ma soprattutto non è sostenuta dagli europarlamentari dell’area riformista. Non è un caso che Schlein, a domanda diretta sul sostegno a Ursula, preferisca non esporsi, né rispondere, lasciando la sala senza accettare domande. Mentre in merito al silenzio dei vertici Ue sulla Flotilla e sugli attivisti arrestati, è il responsabile Esteri Giuseppe Provenzano a limitarsi a rivendicare come il Pd abbia “chiesto con forza che l’UE si attivasse per la liberazione di tutti i prigionieri”. Per poi precisare, a microfoni spenti, come la maggioranza, voti alla mano, nei fatti già non esista più, considerato che Popolari e Socialisti si esprimono spesso in modo differente.

Chi non fa sconti alla commissione è invece lo stesso Speranza, chiedendo che se ne prenda atto: “Sta deludendo: è stata assente sul conflitto russo-ucraino, assente sulla questione arabo-israeliana, assente sulle grandi sfide dove c’è un ritardo pazzesco, come quella dell‘energia e dello sviluppo sostenibile. Il mio giudizio è molto, molto negativo e credo che dovremmo essere conseguenti rispetto a questa valutazione”, spiega al Fatto. Tradotto, stop al sostegno? “È una valutazione che va fatta soprattutto a livello europeo. Ma la stessa proposta Rearm EU, nonostante le modifiche, va ancora in una direzione sbagliata. E sono dell’idea che questa Commissione Ue non stia interpretando questa domanda profonda di cambiamento che c’è, oltre a guardare prevalentemente a destra“.

Pure Scotto non esclude nulla sul sostegno a VdL: “Sulla Flotilla l’Europa si è limitata a dire ‘è meglio che non partite‘, anziché dire a NetanyahuFalli arrivare‘. E qui lo strabismo della Kallas, che evidentemente considera il Mar Mediterraneo una cosa di Israele, invece è una cosa di tutti. Bisogna discuterne in direzione Pd? Penso che il tema sia più politico. Chiaro che, come sta facendo il premier spagnolo Pedro Sanchez e come stiamo facendo noi, o c’è un segnale chiaro, forte, di un’Europa che difende la propria sovranità, il proprio modello sociale e di diritti, oppure questa commissione è troppo sbilanciata a destra ed è difficile riconoscersi”.

Nell’area riformista, invece, si predica cautela: “Si è superata una linea rossa? Il nostro impegno è fare in modo che l’Europa ritrovi se stessa, ritrovi le ragioni della difesa del diritto internazionale e degli organismi multilaterali”, taglia corto la capogruppo Pd alla Camera Chiara Braga. Mentre Enzo Amendola, già ministro per gli Affari europei nel Conte II e sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega sempre agli Affari europei con Draghi, non si sorprende dei silenzi Ue: “Sono due anni e più che l’Alta commissaria è in silenzio sulla vicenda in Terra Santa, non è una novità. Purtroppo è qualcosa che le forze socialiste in Parlamento stanno stigmatizzando, perché è abbastanza indecoroso dal punto di vista diplomatico. Anche la sospensione dell’accordo tra Europa e Israele è sparita dal tavolo, quindi io credo che ci sia da fare una riflessione nella sinistra europea“, si limita a spiegare. Ma come si traduce dal punto di vista politico? “Abbiamo fiducia nel nostro capogruppo e nella delegazione europea, su questo stanno alzando i toni“. Mentre il Pd riflette, VdL però tace. “Occorre un’iniziativa europea per scortare la Global Sumud Flotilla e farla arrivare finalmente a Gaza”, è l’appello finale rilanciato da Scotto. A Bruxelles, come a Roma, non sembra essere all’ordine del giorno.


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