Pedofilia online, la Polizia: in un anno trattati 2.623 casi
Nel 2025 sono stati trattati 2.623 casi, eseguite 1.039 perquisizioni, arrestate 224 persone, denunciate altre 1.085 in stato di libertà mentre 2.876 siti contenenti materiale illecito sono stati inseriti in black list e resi inaccessibili. Sono alcuni dei dati contenuti nel report «Tracce digitali, vittime reali: l’impegno a difesa e protezione dei più piccoli», diffuso dalla Polizia di Stato – Servizio Polizia postale e per la sicurezza cibernetica, in occasione della Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia: dati che «restituiscono la dimensione concreta di un fenomeno in continua evoluzione, nel quale le tecnologie digitali vengono sfruttate per la commissione di reati particolarmente gravi in danno dei minori». Le indagini evidenziano come le minacce si avvalgano «sempre più di strumenti avanzati, quali sistemi di anonimizzazione, ambienti del dark web e applicazioni basate sull’intelligenza artificiale, utilizzate anche per la creazione e diffusione di materiale a contenuto sessualmente esplicito».
Tra i fenomeni più pericolosi si conferma l’adescamento online, con 434 casi trattati nel 2025 e un coinvolgimento crescente di minori appartenenti alle fasce più giovani. L’adescamento si sviluppa e si manifesta nelle piattaforme digitali sempre più precocemente utilizzate da bambini e ragazzi, come i social network, le app di messaggistica istantanea e, più recentemente, i videogiochi online. I piccoli tra 0 e 9 anni rappresentano ancora una quota relativamente contenuta di vittime, con 17 casi, mentre la fascia d’età 10-13 anni registra 179 casi (il 41,2%) e quella 14-16 anni 238 casi (il 54,8%).
Sempre nel 2025 si registrano 223 episodi trattati di estorsione sessuale online (sextortion), «una delle minacce più devastanti per i minori nel panorama dei crimini online”: il 91% dei casi (203) riguarda minori maschi, 193 gli adolescenti tra i 14 e i 17 anni; 24 casi riguardano vittime tra i 10 e i 13 anni e 6 casi bambini di 0-9 anni.
I casi di revenge porn, ovvero la pubblicazione o diffusione di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, senza il consenso delle persone rappresentate, sono stati 29, di cui ben 23 hanno coinvolto minori tra i 14 e i 17 anni, spesso «vittime in contesti di relazioni sentimentali finite male, vendette personali o dinamiche di pressione tra pari».
Si conferma preoccupante anche il fenomeno del cyberbullismo, con 365 casi che coinvolgono minori: «nessuna fascia di età è immune da questo problema». In particolare, si registrano 14 casi nella fascia 0-9 anni, 86 nella fascia 10-13 anni e ben 265 nella fascia 14-17 anni, la più colpita.
La prevenzione riveste un ruolo centrale: «la tutela dei minori – si legge nel report – richiede un impegno condiviso tra istituzioni, famiglie e contesti educativi, fondato sulla consapevolezza dei rischi connessi all’utilizzo delle nuove tecnologie digitali».
In questo quadro si inserisce il progetto C.y.p.h.e.r. – «Cybersecurity youth protection hub for exchange and resilience», avviato dalla Polizia postale e per la sicurezza cibernetica e attualmente in corso presso il Polo Tuscolano della Polizia di Stato. L’iniziativa, della durata di due settimane, vede la partecipazione di 100 operatori, specializzati nella materia, con il coinvolgimento di delegazioni estere di esperti nel contrasto alla pedopornografia.
Il percorso formativo, articolato in moduli, è finalizzato al rafforzamento delle competenze operative in ambito di indagine digitale, con particolare riferimento alle tecniche di Open source intelligence, social media intelligence e digital forensics e geo-Osint e agli aspetti di cybersecurity connessi alla protezione dei minori nello spazio digitale, anche mediante l’utilizzo di strumenti innovativi e applicazioni che prevedono l’impiego dell’IA.
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