Trentino Alto Adige/Suedtirol

L’Economia di quello che c’è già

Incastrato (è proprio il caso di dirlo) tra via Montello, via Diaz e via Principe Eugenio di Savoia a Bolzano c’è questo cippo commemorativo. Che in realtà non commemora un bel nulla perché capire di cosa si tratti è enigma quasi impossibile sul posto. Nemmeno una scritta, figuriamoci una targa.

Sta lì, storto. Momentaneamente di fronte a un piccolo cantiere. Desolante, non fosse uno dei rioni più belli della città.

Ora, probabilmente anche una buona parte dei bolzanini non ha la più pallida idea di cosa sia. Me compreso. Ho chiesto aiuto, trovandolo, al collega Marco Pugliese esperto di storia. “È un cippo commemorativo che indicava la strada che fecero le truppe italiane entrate a Bolzano. Ovviamente era enfatizzato perché entrarono dal Passo Mendola e non certo da Gries. In origine aveva sopra elmo e fasci, poi eliminati. Credo sia lì dal 1926, da quando Gries è parte di Bolzano. Tutto questo me lo raccontò un abitante di Gries nel 2007: aveva 90 anni. 

Un abitante di 90 anni. 

Questa è la fonte storica. 

Forse un po’ poco. 

Ora, ok, il ricordo è delicato e il periodo quello che è. Bolzano si è riempita la bocca per anni del verbo storicizzare scoprendo poi che è sufficiente spiegare a contestualizzare.

Abbiamo una Provincia che non sa coda inventarsi per finanziare nuove strategie di aiuto al commercio di vicinato e un Comune che organizza tavoli accademici per tenere viva la città al crepuscolo.

Forse basterebbe partire con il coraggio di valorizzare quello che c’è anche di fronte ai mal di pancia. Che, attenzione, non significa enfatizzare, ma solo raccontare e far conoscere. Magari sottolineare come questo cippo sia, sostanzialmente, un propagandistico falso storico. Ma farlo, non lasciarlo in questo stato deprimente. Perchè non farlo, per esempio, in un percorso strutturato più ampio? 

La nostra città è piena di angoli di valore, con storie curiose e deliziose totalmente lasciate a se stesse. Noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di scovarle ma ci sarebbe chi dovrebbe valorizzarle. O quantomeno concentrarsi sulle scritte che si possono almeno pulire (visto che il nostro Comune ha sostanzialmente rinunciato a sanzionarle). 

A volte basterebbe l’Economia di quello che c’è. 

✍️ Alan Conti 







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