Emilia Romagna

Striscione al Braglia contro Portanova e la Reggiana, “Rimosso tra insulti sessisti”


“Abbiamo trovato delle persone che portavano via lo striscione che avevamo affisso nei pressi della curva Montagnani; abbiamo chiesto di restituircelo e loro hanno risposto con insulti sessisti, minacce e mostrando i genitali”.

Questo il racconto fatto dal gruppo femminista ‘Non una di Meno’ in merito all’epilogo dell’iniziativa intrapresa in occasione del derby Modena-Reggiana andato in scena ieri. Attiviste ed attivisti, infatti, avevano affisso uno striscione di colore rosa all’esterno dello stadio Braglia, per protestare evidentemente contro la presenza in campo di Manolo Portanova.

Nei giorni scorsi, infatti, il calciatore della Reggiana è stato condannato in secondo grado per il reato di violenza sessuale di gruppo, commessa nei confronti di una studentessa 21enne della quale avrebbe abusato presso un’appartamento a Siena nel 2021, insieme ad altri tre giovani.

Iscriviti al canale Whatsapp di ModenaToday

“Una condanna a sei anni per violenza sessuale di gruppo e lesioni, confermata in appello. Due gradi di giudizio che riconoscono la gravità dei fatti e la credibilità di chi ha denunciato – spiega ‘Non una di Meno’ – Eppure, chi è stato condannato continua a giocare, sostenuto e celebrato. Questo non è neutrale: è una scelta politica. È il segnale che tutto può essere ignorato, se c’è di mezzo lo spettacolo. Non lo accettiamo. Non accettiamo che lo sport diventi uno spazio di impunità. Non accettiamo che chi denuncia venga esposta, delegittimata, colpita ancora. Non accettiamo che la violenza venga minimizzata o rimossa”.

Il gruppo femminista – insieme anche ad alcune forze politiche locali – ha criticato fortemente la scelta della società calcistica reggiana di puntare ancora sul calciatore, che per altro veste la fascia di capitano.

Sul caso è intervenuto anche il sindaco di Modena Massimo Mezzetti: “La critica all’opportunità di fare scendere in campo nel derby di ieri un giocatore condannato per stupro anche in secondo grado, oltre che nel primo, non può essere derubricata ad un fastidio da mettere sotto il tappeto, da rimuovere perché non ha a che fare con la competizione calcistica. La presunzione d’innocenza fino alla pronuncia della Cassazione fa parte del nostro ordinamento ed è un diritto dell’imputato ma non si può rimanere indifferenti a quanto accaduto sapendo che questi reati vengono alla luce perché una vittima prende il coraggio necessario e li denuncia. Se poi queste accuse sono state riconosciute in due gradi di giudizio é, se possibile, ancora più grave nascondere la testa sotto la terra del campo di gioco”.

“Credo che ognuno si debba assumere le proprie responsabilità, comprese le società calcistiche ma, visto che lo stadio è proprietà del Comune, non posso che leggere con attenzione le parole del gruppo femminista “Non una di meno” che racconta come il proprio striscione – con parole nette ma nel campo della critica legittima – sia stato rimosso tra insulti sessisti e con la spiegazione che non andava messo allo stadio – ha sottolineato Mezzetti – Personalmente ieri ero allo stadio a tifare il nostro Modena e mi sono rallegrato per il risultato che ci ha visti prevalere. Questa vicenda però ci interroga fortemente e, tornando all’inizio del mio ragionamento, non va nascosta come qualcosa di cui sia inappropriato parlare”.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »