Friko – Something Worth Waiting For
Le mie aspettative erano alte. I Friko le hanno rispettate in pieno. Anzi, sono andati oltre. Recensire questo disco è un onore. Magnifico nella sua visceralità, nel suo darsi anima e corpo. Dolce e rabbioso. Malinconico ed euforico. Dagli abissi all’alto dei cieli facendosi largo tra la terra. I Friko urlano che tutti noi siamo uomini, siamo cani, siamo stelle.

I testi e la voce di Niko Kapetan oscillano tra la nostalgia di un qualcosa che poteva essere e la speranza per qualcosa che potrà arrivare. In mezzo ci sono tutto il dolore ma anche l’energia del presente, con la necessità di viverlo fino all’ultimo respiro. Aspettiamo qualcosa per cui valga la pena (“Something Worth Waiting For”) e intanto possiamo solo vivere al meglio, godendo di quello che abbiamo, come fanno i bambini. Che sia un treno (“Choo Choo”), una palloncino pieno d’aria calda (“Hot Air Baloon”) o una bicicletta (“Dear Bycicle”).
Si tratta di un disco senza tempo, cantato e suonato come se il domani non esistesse ma perché questo presente è infinito. Nove brani che scrivono una pagina (mi auguro) indelebile dell’indie rock. “Something Worth Waiting For” non ha bisogno di paragoni altisonanti per rendere l’idea della sua bellezza. Devo dare un voto, certo, ed è molto alto. Potrebbe essere troppo ma come si fa a non innamorarsi di questo disco? Come si fa a non pensare che è proprio per canzoni come queste che amiamo l’indie e passiamo le giornate a cercare dischi che ci facciano dire: ne è valsa la pena?
Nel 2024, “Where We’ve Been, Where We Go From Here” è stato salutato come uno degli esordi migliori dell’anno. I Friko (Niko Kapetan, chitarra e voce e Bailey Minzenberger alla batteria) hanno avuto i loro momenti di gloria partecipando a qualche TV show ma sono stati bravi (a differenza di altri) a non montarsi la testa e rimettersi in studio per creare questo secondo gioiello. Bastano due album per entrare nell’Olimpo? Probabilmente no ma, secondo me, sono sufficienti per bussare alle porte del Paradiso.
“Guess” ci porta subito nell’universo Friko. Una voce randagia che singhiozza e ulula e invoca l’infinito. Esplosioni di chitarra che la inseguono e deflagrano potenti. Ritorna la voce, morbida, a pregare, a chiudere il pezzo.
“Still Around” è euforica, piena di slancio e di ritmo. Il cantato mantiene un retrogusto disperato che crea un piacevole contrasto con gli strumenti trascinanti. “Choo Choo” ha qualcosa di infantile e insieme disturbante. Il titolo quasi giocoso contrasta con una costruzione che procede a scatti, come un meccanismo che potrebbe rompersi da un momento all’altro. È il lato più “americano” e narrativo dei Friko. Qui il contrasto s’inverte. Batteria (magnifica) e chitarra si fanno sporche, irrequiete mentre la voce si fa leggermente più pulita. Arriviamo poi al finale dove tutto è un tripudio di energia.
Dopo questo trittico al fulmicotone arrivano la dolcezza e l’intimità di “Alice”. “Certainty” è un capolavoro, una favola un poco distorta. Arrangiamenti ricchi, teatrali, melodie e armonie deliziosi. La seconda parte è stratosferica, con la voce che si dà senza pause, senza prender fiato, su un tappeto di archi nervosi.
Arriviamo a “Hot Air Balloon”, il brano più armonioso dell’album. Niente sudore e sangue, niente lacrime ma un pezzo magistrale, fatto di melodie deliziose da ascoltare e riascoltare.
“Seven Degrees” è una di quella canzoni che ti toglie il fiato, che ti far venire voglia di cantare tutta la notte.
“Something Worth Waiting For”, la title-track, è la mia preferita. Voce lacerante, chitarra viscerale, ritornello da ridurti il cuore in brandelli. Pelle d’oca. L’ultimo minuto e mezzo suonato dal vivo, con batteria, chitarra e voce a far esplodere il mondo, sarà qualcosa di straordinario.
Dalle macerie della title-track nasce “Dear Bicycle”, nostalgica, elegiaca, in punta di piano. Continua inserendo percussioni e rumori che sembrano arrivare dallo spazio, fino a dissolversi, come una stella che muore.
Si chiude il sipario. Siamo uomini. Siamo cani. Siamo stelle.
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