Le aziende in Sardegna non trovano personale, difficile anche il ricambio generazionale
Ollastra
L’allarme lanciato da Confartigianato alla Fiera di San Marco. Confronto sull’impegno dei giovani
Il protagonismo dei giovani nell’artigianato è stato al centro della tavola rotonda “Giovani e artigianato rurale, formazione, identità e futuro”, svoltasi a Ollastra e che ha riportato anche l’attenzione su due gravi problemi attuali: le difficoltà delle aziende nel reperimento di manodopera e le incognite sul cosiddetto ricambio generazionale. L’iniziativa, promossa dall’Amministrazione comunale nell’ambito della Fiera di San Marco, ha offerto uno spazio di confronto su nuove generazioni, mondo rurale, innovazione, dinamiche globali e valore delle tradizioni.
Ad aprire i lavori è stato il sindaco Osvaldo Congiu, mentre il dibattito è stato guidato dalla giornalista Simona Scioni. Si sono poi alternati gli interventi di rappresentanti istituzionali e del mondo produttivo: Sara Olla (Assessorato regionale Artigianato, Turismo e Commercio), Maria Delogu (Assessorato regionale all’Istruzione), Alioska Mancosu (esperto di centri commerciali naturali), Marco Franceschi (segretario di Confartigianato Imprese Oristano), insieme a Mattia Urru e Lorenzo Finotto, alla guida dei Giovani Imprenditori di Confartigianato Sardegna e della realtà oristanese, che hanno presentato i dati del dossier “Giovani artigiani in numeri: la fotografia di un mondo in movimento”, elaborato dall’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna, affiancando ai numeri anche testimonianze concrete di imprese giovanili del territorio.
Per Confartigianato, il fatto che per il terzo anno consecutivo Ollastra ospiti un confronto dedicato all’artigianato conferma la centralità del settore, anche nelle aree rurali, come punto di connessione tra eredità e innovazione. Un ambito fatto di saperi antichi e nuove competenze, che oggi richiede formazione aggiornata, tecnologie e visioni moderne. In questo scenario, l’artigianato si configura sempre più come opportunità reale per i giovani, capace di coniugare lavoro e identità. Un sistema che nasce nelle comunità e può continuare a generare sviluppo, se sostenuto da percorsi adeguati, servizi e sinergie professionali.
Secondo le rappresentanti regionali Olla e Delogu, il contrasto allo spopolamento e alla rarefazione del tessuto imprenditoriale passa soprattutto dalla creazione di condizioni favorevoli al rientro dei giovani in Sardegna, anche attraverso strumenti normativi mirati.
Dal canto suo, Marco Franceschi, Segretario di Confartigianato Oristano, ha evidenziato l’urgenza di favorire il ricambio generazionale, mettendo in contatto imprese prossime alla chiusura per pensionamento con giovani pronti a raccoglierne l’eredità: “C’è una ampia offerta di imprese che sono desiderose di lasciare il testimone e di giovani che vogliono tentare di provare quello che hanno ritenuto di voler fare all’estero Ma nella loro terra”, ha affermato Franceschi. “Abbiamo una doppia missione quella di salvaguardare anche a beneficio dei piccoli comuni, le attività imprenditoriali esistenti, ma soprattutto quella di garantire un passaggio generazionale nel confronto di nuove generazioni di imprenditori, che sia il più facile il più sicuro e il più sereno possibile. L’obiettivo alla fine è sintetizzabile nel mantenere il valore dell’impresa che cede e nel consentire a chi subentra di non partire da zero, ma di partire da un portafoglio clienti da un magazzino da una competenza e un insieme di attrezzature ancora funzionanti che possano essere il punto di partenza per nuove idee nuove, competenze manageriali e di marketing. Il mondo sta cambiando velocemente. I nostri giovani hanno deciso magari per fare nuove esperienze di andare altrove, ma il cuore e la testa e gli affetti ce li hanno qui. Se noi troviamo il modo di far sì che sia conveniente tornare, noi avremo il beneficio di avere giovani locali, ma anche non locali, perché alla fine la Sardegna tira molti giovani anche d’Europa”.
Per Mattia Urru, Presidente Regionale dei Giovani Imprenditori di Confartigianato Sardegna “le 12mila imprese giovanili dimostrano con chiarezza che la Sardegna non è un territorio morto né dimenticato, ma una realtà viva e dinamica, in cui i giovani fanno impresa, costruiscono e scelgono di impegnarsi. È il segno evidente di un capitale umano prezioso, capace non solo di creare crescita economica, ma anche valore per i territori, diventando presidio contro spopolamento e desertificazione. L’impresa diventa così centro culturale e luogo di coesione sociale. Questo patrimonio non può essere disperso: servono azioni concrete, incentivi e formazione mirata per sostenere chi c’è e permettere a nuovi giovani di trasformare idee in progetti, rafforzando il futuro dell’isola”.
Secondo Lorenzo Finotto, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato Oristano “Dobbiamo lavorare per andare oltre la desertificazione imprenditoriale giovanile. Per questo sto mettendo a disposizione la mia esperienza, che parte dagli Stati Uniti e che ritorna ad Arborea, per capire come creare degli spazi di collaborazione per i ragazzi, in maniera tale da coinvolgere i giovani per creare contaminazione e novità. Per fare questo effettivamente c’è bisogno di fare un grosso percorso di lavoro. Il tempo dei giovani è adesso e non può essere rimandato”
Da qui la richiesta dei Giovani di Confartigianato Sardegna di politiche più concrete e mirate: non scorciatoie, ma strumenti che permettano di crescere, lavorare con serenità e contribuire all’economia senza essere schiacciati da oneri eccessivi.
Dal dossier emerge una realtà articolata
I dati del dossier restituiscono una fotografia articolata: su circa 12mila imprese giovanili attive in Sardegna (con 30 mila addetti), oltre 2.500 sono artigiane, pari al 21%, e impiegano circa 9mila persone. Solo il 30% è guidato da donne, mentre la presenza di giovani stranieri si ferma al 5,8%. I comparti più rappresentati spaziano dai servizi alla persona all’edilizia, dalla ristorazione alle riparazioni.
Accanto a segnali di vitalità, emergono però fragilità strutturali legate alla demografia, al mercato del lavoro e alla difficoltà nel passaggio generazionale. Nelle aree interne, in particolare, artigianato e giovani restano tra le poche risposte allo svuotamento economico e sociale. Garantire continuità al sistema produttivo significa quindi anche tutelare la vitalità di questi territori, dove l’artigianato svolge un ruolo chiave non solo economico ma anche sociale.
Diventa così fondamentale agire su due fronti: rafforzare le imprese e sostenere le comunità locali, soprattutto nelle zone più periferiche. In Sardegna, dove oltre il 57% degli addetti artigiani opera nelle aree interne, la sfida è particolarmente rilevante. Servono condizioni favorevoli all’ingresso dei giovani nel lavoro, con un dialogo più stretto tra scuola e impresa. Non a caso, quasi il 12% dei candidati viene considerato non adeguato dalle aziende, segnale di un disallineamento formativo.
A complicare il quadro contribuisce la crisi demografica: nei prossimi 25 anni la Sardegna perderà oltre un terzo della popolazione in età lavorativa, con un calo drastico anche degli under 35. Un trend che mette a rischio la tenuta economica e sociale dell’Isola.
Il mercato del lavoro evidenzia ulteriori contraddizioni: mentre a livello nazionale cresce l’occupazione giovanile, in Sardegna diminuisce. Il tasso di occupazione under 35 resta molto basso, mentre l’inattività supera il 50%. Persistono migliaia di giovani fuori da studio e lavoro, aggravati dalla fuga di laureati verso altre regioni.
Allo stesso tempo, le imprese faticano a trovare personale: quasi la metà delle assunzioni previste è difficile da coprire, percentuale che supera il 55% nell’artigianato, soprattutto per mancanza di candidati o competenze adeguate.
Un ulteriore nodo è l’invecchiamento degli imprenditori: cresce la quota degli over 59, mentre crolla quella dei giovani. Il rischio riguarda decine di migliaia di microimprese che potrebbero chiudere nei prossimi anni senza un ricambio. Ostacoli burocratici, fiscali ed economici rendono il passaggio generazionale ancora più complesso.
Nonostante tutto, l’artigianato continua ad attrarre: circa 95mila giovani sardi si dichiarano interessati a intraprendere questa strada, attratti da autonomia, creatività e flessibilità, in linea con un nuovo modo di concepire il lavoro.
Tuttavia, il contesto resta poco favorevole: la Sardegna occupa l’ultima posizione nell’indice “Youth-Friendly 2025”, con criticità su occupazione, vitalità economica e capitale umano, a fronte di buone performance nei servizi amministrativi.
Il quadro finale è chiaro: senza politiche più incisive su giovani, formazione e connessione tra scuola e impresa, il sistema produttivo rischia un progressivo indebolimento. L’artigianato resta una leva strategica fondamentale, ma ha bisogno di condizioni più solide per continuare a generare sviluppo e futuro per l’Isola.
Sabato, 25 aprile 2026
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