Reddito di merito oltre la narrazione: all’Unical tra fiducia e sano realismo
Il Reddito di merito annunciato in campagna elettorale dal presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, è ora realtà. Ma, come spesso accade, all’entusiasmo istituzionale si accompagna un’ondata di polemiche che attraversa università e studenti, e mette in discussione l’efficacia concreta del provvedimento.
L’obiettivo dichiarato è ambizioso: contrastare la fuga dei giovani, incentivando gli studenti a restare negli atenei calabresi attraverso un sostegno economico legato ai risultati accademici.
A sostegno della misura interviene il giovane Simone D’Adamo, senatore accademico: «La Calabria riparte dai giovani, dal merito e dal diritto allo studio. Investire sugli studenti universitari significa contrastare l’emigrazione prima che diventi irreversibile. Il Reddito di merito è un primo segnale concreto».
Eppure, proprio su questo punto si concentrano le principali critiche. Il Reddito di merito, finanziato con 15 milioni di euro, prevede contributi tra i 500 e i 1.000 euro in base alla media ponderata, ma riguarda solo una platea ristretta, stimata tra il 7 e l’8% degli studenti. Inoltre, il criterio della media dei voti come elemento centrale per accedere al beneficio rischia di escludere una fetta significativa di studenti, in particolare quelli che lavorano.
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