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Insulti, attacchi hacker e l’ombra dell’atomica: tutti gli attacchi russi contro l’Italia e il governo

Giorgia Meloni insultata dal conduttore televisivo russo Vladimir Solovyov, volto di punta della propaganda del Cremlino, che ha attaccato direttamente la premier italiana, definendola “traditrice” e arrivando a insultarla anche in italiano durante una trasmissione. Parole che hanno provocato la reazione immediata di Roma, con la convocazione dell’ambasciatore russo e l’apertura di un caso diplomatico.

Non si tratta di uno scatto improvviso. È il punto più alto di una tensione crescente che, dall’inizio della guerra in Ucraina, ha visto Mosca passare da attacchi indiretti e cyber a una strategia sempre più esplicita di delegittimazione politica e personale nei confronti dell’Italia.

Dalla rottura del 2022: “Paese ostile” e primi attacchi

Il primo passaggio chiave arriva poche settimane dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Mosca inserisce ufficialmente l’Italia nella lista dei Paesi ostili, una definizione che segna una cesura politica netta.

Sul piano comunicativo, la linea è subito dura. Il ministero degli Esteri russo accusa Roma di contribuire all’escalation, sostenendo che l’invio di armi a Kiev “non fa che prolungare il conflitto”. Nello stesso periodo, nei media statali prende piede la narrazione di un’Italia subordinata all’Occidente e alla NATO.

Parallelamente si registrano attacchi più concreti. Il gruppo hacker filorusso Killnet rivendica operazioni contro istituzioni italiane, presentandole apertamente come ritorsioni. In uno dei messaggi diffusi online si legge: “Avete dichiarato guerra alla Russia, ora pagherete le conseguenze”, frase che sintetizza il passaggio da tensione politica a confronto ibrido.

Delegittimazione politica e pressione mediatica

Con il consolidarsi della linea italiana a sostegno dell’Ucraina, la pressione russa si sposta sul piano politico e mediatico. I media statali intensificano gli attacchi contro il governo guidato da Meloni, accusato di aver sacrificato gli interessi nazionali. Nei talk show russi, l’Italia viene descritta come un Paese “debole” e “dipendente da Washington”, mentre le scelte energetiche e militari vengono bollate come autolesioniste.

Il linguaggio si fa più diretto. In diverse trasmissioni televisive, commentatori vicini al Cremlino sostengono che l’Italia “sta distruggendo la propria economia per obbedire agli Stati Uniti”, una linea narrativa che mira a colpire il consenso interno più che a influenzare la diplomazia. Anche sul piano istituzionale, le dichiarazioni restano costanti. Mosca definisce ripetutamente le forniture militari italiane come “atti ostili”, ribadendo che i Paesi che sostengono Kiev “si assumono la responsabilità delle conseguenze”.

Lo scorso anno fu poi la volta del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, inserito a luglio in una lista di russofobi, come già successo ai ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto. Ancora una volta fu poi la famigerata Maria Zakharova a bollare come “blasfeme” le parole del capo dello Stato, che aveva paragonato l’atteggiamento di Mosca in Ucraina a quello del Terzo Reich.

Nel 2024 era stato invece l’ex presidente Dmitrij Medvedev, caricato a pallettoni a targhe alterne, a sostenere che “quello sul nucleare non era un bluff”, nello stesso momento in cui Putin minacciò l’uso di ordigni nucleari “limitati” sviluppando “missili a raggio intermedio” in grado di colpire le capitali europee. Si gridò all’“indignazione”, invece, nell’ottobre 2024 per l’atteggiamento delle autorità italiane, bollate come “russofobe” dopo aver negato i visti alla delegazione che doveva partecipare a Milano al 75° International Astronautical Congress.

Personalizzazione dello scontro e attacchi diretti

Lo scorso anno la pressione non si interrompe ma si stabilizza: meno episodi eclatanti, ma una continuità narrativa ostile nei confronti dell’Italia. È una fase di accumulo, più che di escalation visibile. Non è solo retorica televisiva. In Russia, figure come Solovyov sono considerate parte integrante dell’ecosistema comunicativo del potere, e le loro parole vengono spesso lette come segnali politici.

L’ultimo attacco in ordine di tempo, lo scorso febbraio, aveva puntato il ministro degli Esteri Tajani, “reo”, sempre per Zakharova, di aver denunciato una serie di cyberattacchi di matrice filorussa alle ambasciate italiane e a siti e alberghi legati alle Olimpiadi di Cortina. “Calunnie”, aveva replicato. E l’ambasciata russa ci aveva messo il carico da novanta: “Qualcuno dubita che la Russia sia colpevole anche dello scioglimento dei ghiacciai sulle Alpi italiane, del maltempo in Sicilia, delle malattie dei pini romani?”.

Sempre a febbraio, Serghei Lavrov, aveva invece attaccato il Corriere della Sera perché si sarebbe rifiutato di pubblicare una sua intervista. Zakharova allora parlò di “quotidiano pusillanime”.


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