Bulgaria, vince Radev il filorusso. Che cerca alleati
Otto elezioni in cinque anni, come la prima repubblica e il rischio concreto di ingovernabilità. La Bulgaria, ieri di nuovo al voto, premia l’ex presidente filorusso Rumen Radev, leader di Bulgaria progressista (Bp), il più suffragato con quasi il 40% delle preferenze, ma non in grado di ottenere la maggioranza assoluta. Le sue prime parole sono state a sostegno di una coalizione che eviti nuove elezioni e garantisca stabilità. Al secondo posto il primo ministro Boyko Borissov, europeista e popolare, crollato al 15%, che ha già escluso alleanze con Radev a cui resterebbe la coalizione filo-europea Noi Continuiamo il CambiamentoBulgaria Democratica (PP-DB), che sostiene anch’essa la necessità di riforme. Fuori dai giochi, al momento, il Movimento per i Diritti e le Libertà, il cui leader, Delyan Peevski, è soggetto a sanzioni statunitensi e britanniche per corruzione. Socialisti fanalino di coda con il 4%.
Il paese, entrato da poco nell’eurozona e caratterizzato da un elevatissimo livello di corruzione, ha visto nel dicembre scorso l’ennesima crisi con la caduta del governo Borissov, a cui ha fatto seguito una campagna molto invasiva di Radev, che promette governi stabili, meno soldi all’Ucraina e più fondi per salari e servizi, il vero nervo scoperto in Bulgaria. Con una popolazione di sei milioni e mezzo di abitanti, il paese si trova ad un bivio: da quando Sofia, membro della NATO, ha adottato l’euro, il costo della vita è diventato insostenibile, per cui a fine 2025 il precedente governo è caduto dopo le fortissime proteste contro una nuova legge di bilancio che proponeva aumenti delle tasse e dei contributi previdenziali.
Per questa ragione Radev, ex generale dell’aeronautica militare, ha impostato la sua campagna elettorale sullo slogan “no al modello di governo oligarchico” del Paese. Punta, al fine di ottenere benefici economici, a riallacciare i rapporti con la Russia, e così Radev guarda a Mosca, con cui spera di sviluppare “relazioni concrete, basate sul rispetto reciproco e sulla parità di trattamento”, criticando al contempo l’invio di aiuti a Kiev. Di contro i tre mandati da premier di Borissov non hanno convinto gli elettori a dargli nuovamente fiducia.
Non mancano ombre nel passato di Radev come alcune decisioni prese dai governi ad interim da lui nominati durante la sua presidenza, come l’accordo sul gas del 2023 tra la compagnia statale turca Botas e la bulgara aBulgargaz, che ha causato perdite e un’indagine. Radev inoltre guarda alla riforma del sistema giudiziario e ha dichiarato di auspicare che la sua forza politica e la coalizione Continuiamo il cambiamento-Bulgaria democratica (Pp-Bd), al 16%, guardino “nella stessa direzione” sulla sostituzione del Consiglio giudiziario supremo.
“Siamo pronti a valutare diverse opzioni affinché la Bulgaria abbia un governo regolare e stabile – ha assicurato – Vi ho detto che faremo tutto il possibile per evitare che si tengano nuove elezioni. Sarebbe disastroso per la Bulgaria, significherebbe passare da una crisi all’altra, e dobbiamo impegnarci seriamente per uscirne”.
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