Sardegna

I medici pensionati degli Ascot creano un’associazione: “Negli ambulatori troppa burocrazia”

Oristano 

In provincia di Oristano operano già in 17. Pagamenti in ritardo. Confronto con l’Asl

Sono già diciasette i medici in pensione che hanno accettato di impegnarsi in diversi Ascot della provincia di Oristano. Un numero considerevole di professionisti animato dalla voglia di continuare a fornire un contributo ai pazienti delle comunità, dove hanno operato per diversi anni e che, a causa della chiusura di molti ambulatori di medici di famiglia, rischiano di restare senza alcuna assistenza sanitaria di base.

Ma quella dell’Ascot si è però rivelata per loro un’esperienza piuttosto complessa e comunque lontana, per modalità operative e carichi di lavoro, dal lavoro negli ambulatori dei medici di famiglia, alla cui mancanza dovrebbe sopperire.

Criticità che sono state al centro di un incontro fra i medici in pensione impegnati negli Ascot che, con l’obiettivo di mantenere un collegamento fra quanti operano in questo nuovo contesto ma anche per poter rappresentare adeguatamente segnalazioni e proposte ai vertici della Asl, hanno quindi deciso di riunirsi in associazione.

Si tratta della prima forma di associazione di medici impegnati negli Ascot, per ora limitata ai medici di famiglia oristanesi ora in pensione, che però potrà estendersi anche agli altri numerosi professionisti che operano negli stessi servizi.

A coordinare la neonata associazione è stato scelto il dottor Franco Dessì, che per 43 anni è stato medico di medicina generale a Narbolia e per 10 anni anche a San Vero Milis. Specializzato in Pediatria e Puericoltura, Dessì è stato anche pediatra dei consultori di Cuglieri e Paulilatino, Un servizio poi chiuso.

Numerose le difficoltà rappresentate nel corso dell’incontro, in particolare legate alla necessità di disporre di strumentazioni e di una organizzazione del lavoro adeguate al ruolo richiesto all’Ascot, un servizio che, quando è stato istituito, si riteneva dovesse supplire solo provvisoriamente alla carenza di medici di famiglia e che con il tempo si sta rivelando invece insostituibile per decine di migliaia di persone rimaste prima di assistenza di base in provincia.

In particolare è stato evidenziato come ogni medico impegnato negli Ascot sia costretto a utilizzare il proprio computer e ad acquistare il software necessario, con costi e responsabilità non previsti dal loro contratto e che perciò dovrebbero essere forniti dalla Asl. Una richiesta dettata dalla utilità di poter lavorare in rete, e evitare così di dover acquisire dati e informazioni sulla storia dei pazienti, oltre che duplicazioni di prescrizione di farmaci e prestazioni specialistiche.

Fra le altre criticità, l’eccessivo carico di superflui adempimenti burocratici richiesti, come la quotidiana compilazione di un registro dei pazienti e delle prestazioni fornite, con la conseguente perdita di tempo e di efficienza. Da chiarire inoltre come si può far fronte alla attività domiciliare, facoltativa e legata comunque al numero di persone che affollano gli ambulatori dell’Ascot, di molto maggiore a quello dei pazienti degli ambulatori dei medici di famiglia. Dai medici infine è stato lamentato il continuo ritardo di alcuni mesi nel pagamento dei compensi a loro dovuti.

“Chiederemo presto un incontro alla direttrice generale della Asl Grazia Cattina”, spiega Franco Dessì, “a cui illustreremo le nostre difficoltà e a cui formuleremo le nostre richieste con l’obiettivo di contribuire a uniformare l’operatività delle diverse postazioni, fornire un’assistenza più efficiente ai nostri pazienti e ridurre i disagi di una utenza già penalizzata dall’assenza del medico di base “.

Sabato, 18 aprile 2026

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