la trappola a Villa Borghese tra spray urticante e finti cartellini Security
Un appuntamento come tanti, nato su una piattaforma di compravendita online, si è trasformato in una rapina pianificata nei dettagli e conclusa con violenza nel cuore verde della Capitale.
È quanto accaduto a Villa Borghese, dove un giovane romano è stato aggredito e derubato da un uomo poi arrestato dai Carabinieri della Stazione di Villa Borghese San Lorenzo in Lucina.
A finire in carcere a Regina Coeli è un cittadino marocchino di 30 anni, accusato di rapina aggravata. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe orchestrato l’incontro fingendosi un acquirente interessato a un iPhone di ultima generazione messo in vendita per circa mille euro.
Il piano, secondo l’ordinanza del GIP del Tribunale di Roma, si è sviluppato con una “notevole spregiudicatezza”: l’uomo si sarebbe presentato all’appuntamento utilizzando un’identità falsa con il nome di “Alessandro” indossando un cartellino con la scritta “SECURITY”, nel tentativo di ispirare fiducia e ridurre i sospetti della vittima.
Il luogo scelto per lo scambio, inizialmente concordato attraverso i messaggi, è stato poi spostato in una zona più isolata del parco. È qui che la situazione è precipitata.
Con la scusa di controllare il telefono e verificarne l’autenticità, l’uomo si sarebbe fatto consegnare non solo il dispositivo in vendita, ma anche quello personale del ragazzo.
Pochi istanti dopo, la violenza: lo spray al peperoncino utilizzato per colpire il giovane al volto ha reso impossibile qualsiasi reazione.
Accecato e disorientato, il ragazzo non ha potuto fare altro che assistere alla fuga del rapinatore, che si è allontanato portando con sé un bottino complessivo di circa 1.700 euro.
Le indagini dei Carabinieri si sono sviluppate rapidamente, sotto il coordinamento della Procura di Roma.
Elementi decisivi sono arrivati dall’analisi delle celle telefoniche, dalle immagini di videosorveglianza della stazione Flaminio e da un dettaglio apparentemente marginale: le scarpe indossate dal sospettato, riconosciute dagli investigatori perché già pubblicate in una foto sui social dallo stesso indagato.
Un insieme di riscontri che ha portato all’identificazione e al fermo dell’uomo, poi tradotto nel carcere di Regina Coeli.
Nel provvedimento di convalida, il giudice ha sottolineato la capacità di inganno e la pianificazione dell’azione, elementi ritenuti indicativi di un elevato rischio di reiterazione del reato.
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