Salute

Nuova grana per il governo: Unatras proclama il fermo dell’autotrasporto causa “insensibilità” ai problemi del settore

In arrivo il fermo dell’autotrasporto. Con il rischio di un blocco diffuso della logistica nazionale, in un contesto già reso instabile dalle tensioni energetiche globali. Unatras, il coordinamento che rappresenta circa l’80% delle 100mila imprese del settore, ha proclamato lo stop dei servizi: le modalità operative che saranno definite lunedì 20 aprile e comunicate alla Commissione di garanzia sugli scioperi. Il fermo dei mezzi pesanti può tradursi in uno choc a catena sull’intera filiera: dalla distribuzione delle merci alla produzione industriale, fino ai prezzi al consumo. La decisione, spiega il presidente Paolo Uggè, è “sofferta ma inevitabile”, a fronte della “inspiegabile insensibilità” da parte del governo. Alla base della protesta c’è il progressivo deterioramento della sostenibilità economica del settore, schiacciato tra aumento dei costi e compressione dei ricavi.

Il nodo principale resta il gasolio. Secondo le associazioni di categoria, il caro carburante ha determinato un aggravio fino a 40 centesimi al litro per le imprese: circa 20 centesimi derivano dalla mancata compensazione dei crediti fiscali prevista dalla normativa europea, altri 20 sono legati alle pressioni della committenza per una riduzione delle tariffe di trasporto. Un doppio effetto che erode i margini in modo significativo. “Il risultato è paradossale: le imprese che garantiscono la continuità operativa del Paese e la competitività del sistema economico vengono penalizzate da scelte difficilmente comprensibili. In queste condizioni non è più possibile andare avanti”, dice Uggè.

A complicare il quadro c’è la dinamica internazionale dei prezzi energetici causa guerra in Medio Oriente e blocco dello Stretto di Hormuz. Con il diesel stabilmente sopra i 2 euro al litro – circa 2,16 euro sulla rete ordinaria e oltre 2,19 in autostrada secondo i dati del Mimit – l’impatto sui conti è diventato critico. Uggè quantifica in circa 9mila euro al mese la perdita media per impresa su base annua.

Peraltro secondo il presidente di Unem, Gianni Murano, la recente flessione dei prezzi del gasolio osservata dopo gli spiragli negoziali è destinata a rivelarsi temporanea. A pesare non sono solo le tensioni geopolitiche, ma anche fattori strutturali come la riduzione della capacità di raffinazione in Europa, con oltre 30 impianti chiusi negli ultimi quindici anni.

Le imprese chiedono interventi urgenti per garantire liquidità e compensare i maggiori costi. Fondamentale che il Governo “agisca urgentemente” per l’emanazione del decreto attuativo del credito d’imposta già previsto e ristori compensativi del mancato rimborso accise pari a 200 euro ogni 1000 litri di gasolio acquistato. Vengono poi chiesti interventi a sostegno della liquidità delle imprese come la sospensione dei versamenti contributivi e fiscali e l’adozione di un quadro di aiuti temporaneo a livello europeo. Unatras auspica che le forme isolate di protesta autorganizzate “confluiscano” nelle iniziative più appropriate che saranno attuate “in conformità della legge”. Anche Trasportounito infatti ha indetto un fermo di cinque giorni dalle 24 di domenica e fino al 24 aprile. La Commissione di garanzia sugli scioperi ha chiesto la revoca del fermo, in base alla legge sul diritto di sciopero e alla disciplina di settore.

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