Giorgetti rassicura: “Approccio prudente sui conti pubblici”
WASHINGTON – Come in ogni rapporto, dobbiamo riconoscere che ci sono momenti di forte allineamento, così come altri in cui le nostre posizioni possono divergere. Tuttavia, è proprio la capacità di affrontare questi momenti che ha rafforzato la nostra partnership nel tempo». È quanto ha concesso il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti alle tensioni tra il presidente Trump e la premier Meloni, durante l’intervento di ieri a un convegno del Wilson Center sui 165 anni delle relazioni tra Usa e Italia. Quindi ha rapidamente voltato pagina, puntando sulla resilienza dimostrata dal nostro Paese e la necessità di continuare a usare prudenza nei conti pubblici, davanti alle sfide dell’instabilità provocata dalla guerra in Iran.


Poco dopo, infatti, ha incontrato il segretario del Tesoro Scott Bessent per un colloquio «molto cordiale e costruttivo», centrato «sull’impatto economico del conflitto in Medio Oriente e le relazioni bilaterali». Il ministro ha sottolineato che l’interscambio commerciale tra Washington e Roma ha superato i 100 miliardi, facendone il primo mercato per le nostre esportazioni fuori dall’Europa: «Italia e Usa condividono un interesse comune nella riduzione delle dipendenze critiche nell’ambito di catene di approvvigionamento fondamentali, affidabili e trasparenti».
Parlando a margine dei vertici di Fmi e Banca Mondiale, Giorgetti ha vantato l’economia italiana, che «ha mostrato una solida resilienza nonostante il contesto internazionale difficile, caratterizzato da condizioni finanziarie più restrittive e rallentamento del commercio globale». Roma «continua a perseguire un percorso di responsabilità fiscale. Un approccio prudente ai conti pubblici non è un’opzione ma una necessità, soprattutto in un contesto di incertezza e volatilità. È essenziale mantenere la fiducia dei mercati e rafforzare la capacità di reagire efficacemente agli shock esterni».


Secondo il Fiscal Monitor del Fondo, il rapporto tra deficit e Pil italiano si è attestato al 3,1% nel 2025, ma dovrebbe calare al 2,8% nel 2026 e al 2,6% nel 2027. Questo dato, se confermato, impedisce lo stop della procedura Ue sui conti. Quindi l’Fmi suggerisce di razionalizzare le spese fiscali, migliorare la tax compliance e collegare il risanamento di bilancio a misure di stimolo alla crescita, assieme alla messa in moto degli investimenti grazie al Pnrr, perché questi interventi «possono aiutare a ridurre l’alto debito pubblico e a far incrementare la produttività». La guerra spinge ad adottare sussidi, come ai tempi del Covid, ma paesi come l’Italia, con uno spazio fiscale limitato, «dovrebbero evitare di finanziare le misure di sostegno ricorrendo a ulteriore indebitamento. L’approccio preferibile è riallocare la spesa entro i limiti esistenti, dando priorità agli interventi legati alla crisi».
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