Golden power, mossa di Orcel: pronta la rinuncia al ricorso
ROMA – Unicredit è pronta a rinunciare all’appello contro la sentenza del Tar che ha affossato la scalata a Banco Bpm. Breve riassunto: lo scorso novembre, la banca guidata da Andrea Orcel aveva deciso di rivolgersi al Consiglio di Stato per contestare la decisione del tribunale amministrativo del Lazio che, a luglio, aveva accolto solo parzialmente il ricorso contro le prescrizioni imposte dal governo. L’obiettivo? Dimostrare che l’istituto di piazza Gae Aulenti non è un pericolo per la sicurezza nazionale, tesi invece sostenuta dall’esecutivo nell’esercitare il Golden power. La rinuncia al giudizio di appello – apprende Repubblica – sarebbe maturata alla luce di alcuni elementi emersi nella memoria depositata dall’Avvocatura dello Stato in replica al ricorso presentato dall’istituto.


È lì dentro – spiegano fonti di mercato – che l’organo a difesa della presidenza del Consiglio e dei ministeri coinvolti nella vicenda avrebbe precisato che Unicredit non può essere definita un pericolo per la sicurezza nazionale di per sé. Il giudizio, quindi, sarebbe stato limitato alla sola operazione per l’acquisizione di Banco Bpm. Sottolineando che il Golden power ha riguardato solo alcuni profili dell’Ops, l’Avvocatura avrebbe specificato anche che la valutazione ai fini di attivazione dei poteri speciali dovrebbe partire da zero in presenza di nuove offerte verso altre banche, anche nei confronti dello stesso istituto di credito.
In questo modo, quindi, i rilievi fatti a Unicredit nell’offerta per Banco Bpm non rappresenterebbero un precedente per il futuro. E questo perché – avrebbe ribadito la stessa Avvocatura – ogni operazione verrebbe valutata in funzione dei rispettivi parametri, senza una pregiudiziale, ma seguendo considerazioni specifiche, fatte sul momento.


Acquisendo gli elementi che i legali dello Stato hanno messo nero su bianco, Unicredit avrebbe pertanto considerato gli stessi come sufficienti a “liberarsi” dallo stigma della banca pericolosa. Da un giudizio negativo che – era il timore – il governo italiano avrebbe potuto utilizzare come precedente nei futuri dossier di possibili acquisizioni. Considerato che l’operazione per il controllo di Banco Bpm non è più in vita e che le pendenze giudiziarie hanno un costo importante, la banca si appresta dunque a prendere atto delle novità emerse dalla posizione del governo, rinunciando quindi a esercitare il diritto di tutela del proprio interesse davanti al Consiglio di Stato.
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