Arezzo e il verde negato, molte occasioni perse

“Il verde, la vivibilità e l’adattamento climatico”. Sono questi i punti, secondo Fiab Arezzo, a risultare carenti. La considerazione è quella fatta dai membri dell’associazione all’indomani delle inaugurazioni fatte dall’amministrazione Ghinelli al termine di alcuni importanti cantieri urbani.
“Negli ultimi mesi – scrivono da Fiab Arezzo – sono stati inaugurati tre interventi significativi per la città: piazza Giotto, riqualificata con circa 1 milione di euro di fondi Pnrr, gli orti urbani di San Lorentino (1,250 milioni di euro) e i giardini del Porcinai, anch’essi costati oltre un milione. Tre progetti importanti, almeno nelle intenzioni, che però presentano criticità evidenti proprio su quegli aspetti oggi considerati fondamentali nella progettazione urbana: il verde, la vivibilità e l’adattamento climatico.
Partiamo da piazza Giotto, uno degli spazi più rilevanti della città. La riqualificazione ha lasciato la piazza sostanzialmente simile a prima, ma con meno alberi e quindi meno ombra. Il risultato è uno spazio che, nei mesi estivi, rischia di diventare ancora più caldo e poco fruibile. A fronte della riduzione delle alberature, è stato inserito un manto erboso che però non è accessibile ai cittadini. Mancano inoltre elementi essenziali per uno spazio pubblico moderno: una fontanella e stalli per biciclette.
Non va meglio ai giardini cosiddetti Porcinai, dove si segnalano panchine progettate in chiave anti-clochard, una scelta discutibile sotto il profilo sociale oltre che funzionale. Anche qui mancano stalli per biciclette e una fontanella, elementi basilari per la fruizione quotidiana. Rimane inoltre ancora in sospeso la fontana con la Chimera, la cui restituzione restaurata alla città continua a farsi attendere.
Gli orti urbani di San Lorentino rappresentano forse il caso più emblematico. In un’area interna alle mura e tra le più carenti di spazi verdi accessibili, si è scelto di realizzare un intervento caratterizzato da un uso massiccio di cemento, con appena dodici piccoli alberi e poche piante aromatiche. Manca un vero e proprio spazio verde di fruizione in un intervento, che crea una viabilità tra la porta San Clemente e Porta San Lorentino, che avrebbe sicuramente beneficiato di una progettazione anche di una mobilità dolce di accesso alla città. Un’occasione persa per creare un vero parco urbano, capace di rispondere ai bisogni della cittadinanza in termini di socialità, ombra e benessere ambientale.
Tutto questo appare ancora più contraddittorio alla luce dell’adesione del Comune al progetto Heatsafe, che promuove la creazione di rifugi climatici urbani: spazi pensati per affrontare le ondate di calore, dotati di ombra, panchine anatomiche tradizionali, stalli per biciclette e fontanelle. Elementi che, paradossalmente, risultano carenti o del tutto assenti proprio negli interventi recentemente inaugurati.
Alla luce di queste scelte, emerge una domanda inevitabile: quale idea di città sta guidando queste trasformazioni? Perché investire risorse così ingenti senza cogliere l’opportunità di rendere Arezzo più verde, più accogliente e più resiliente ai cambiamenti climatici?
La qualità dello spazio pubblico non è un dettaglio, ma un elemento centrale per la salute, il benessere e la coesione sociale. E oggi più che mai, in un contesto di crescente emergenza climatica, non può prescindere dalla presenza diffusa di alberi, acqua e infrastrutture per una mobilità sostenibile”.
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