Moira Mascalchini, veneziana, presenta “Vorrei che non piovesse dentro”: viaggio poetico nell’animo umano
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Un viaggio profondo nella condizione umana. Questo è ciò che propone “Vorrei che non piovesse dentro”, l’ultima opera di Moira Mascalchini, una poetessa e docente residente in provincia di Venezia. La silloge, che abbraccia tematiche universali legate alla fragilità e alla resilienza dell’individuo, sarà esposta al Salone Internazionale del Libro di Torino, in programma dal 14 al 18 maggio 2026, presso gli spazi di Aletti Editore.
“Vorrei che non piovesse dentro” si configura come un’indagine emotiva e lirica, in cui Mascalchini utilizza la metafora della pioggia interiore per descrivere la vulnerabilità dell’essere umano. La poetessa afferma: «La pioggia interiore diventa una metafora concreta: una casa ‘come tante’ in cui però piove dentro, e non basta coprire i buchi o mettere secchi. È qualcosa che insiste, che non si può ignorare». Le sue parole trasmettono un senso di malinconia, ma al contempo illuminano la pagina con un desiderio di luce e speranza.
Pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” di Aletti Editore, la silloge è caratterizzata da una scrittura che unisce l’introspezione psicologica a un lirismo vibrante. Il maestro Giuseppe Aletti, nella prefazione, descrive il libro come un’opera adatta a chi ama la poesia emotiva, fatta di immagini quotidiane e profondamente accessibili. A fare da sfondo alle liriche, che attraversano le diverse stagioni della vita, ci sono elementi evocativi come rose bianche, giardini e il suono di un violino, che suggeriscono che la resilienza possa manifestarsi in modi gentili e silenziosi.
Mascalchini esplora le complessità del passaggio dall’infanzia all’età adulta, mettendo in luce il dialogo tra la consapevolezza della vecchiaia e il persistere del “fanciullino” interiore. «Per me il “fanciullino” è quella parte che resta nonostante il tempo, la fatica e i cambiamenti», confida l’autrice. La poetessa riesce a far emergere, attraverso le sue parole, la tensione tra inquietudine e desiderio di luce, ponendo l’accento sull’importanza di riconoscere e affrontare la fragilità umana, piuttosto che nasconderla.
La raccolta si distingue per la varietà dei suoi testi, che spaziano da composizioni brevi, quasi aforistiche, a scritti più narrativi e distesi. Mascalchini descrive la sua opera come «una raccolta fatta di immagini essenziali e quotidiane», sottolineando il pesante carico emotivo che esse portano con sé. In un’epoca caratterizzata da incertezze e frenesia, la silloge si propone come un rifugio di gentilezza e accoglienza, un modo per ricordare che la poesia può fungere da raggio di sole capace di dissipare le ombre più fitte del cuore.
Il desiderio di Mascalchini è quello di creare uno spazio di riconoscimento attraverso i suoi versi. «Nei miei testi si parla di inquietudine, nostalgia, senso di colpa, amore, memoria: tutte esperienze comuni ma spesso difficili da esprimere», spiega l’autrice. Quando un lettore si identifica con anche solo una frase, si genera un legame autentico, un momento di connessione profonda.
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“Vorrei che non piovesse dentro” è disponibile anche in versione e-book e sarà presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino, un’importante vetrina per l’opera della Mascalchini. «Significa portare qualcosa di molto personale in uno spazio condiviso», commenta la poetessa, sottolineando il passaggio da una creazione solitaria a un incontro diretto con i lettori.
Con questa nuova opera, Moira Mascalchini invita il pubblico a riflettere sulla complessità delle emozioni umane e sul potere della parola poetica, in un percorso che si snoda tra fragilità e speranza, con l’intento di accogliere e illuminare anche le esperienze più buie della vita. La sua partecipazione al Salone di Torino segna un passo significativo per la poetessa, pronta a condividere il suo mondo interiore con una platea più ampia.
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