a rischio la tenuta del commercio locale

Lo choc energetico innescato dalle tensioni internazionali rischia di rallentare in modo significativo anche l’economia del Veneto e, in particolare, quella del territorio padovano, dove il tessuto del commercio e dei servizi continua a fare i conti con costi energetici ancora strutturalmente elevati. Secondo una rielaborazione di Confesercenti Veneto Centrale su dati nazionali e regionali, l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia sta già producendo effetti concreti su consumi, investimenti e fiducia delle imprese. In Veneto, la crescita prevista per il 2026 rischia di ridursi di circa 0,2-0,3 punti percentuali, con una contrazione della spesa delle famiglie stimata tra 1 e 1,5 miliardi di euro su scala regionale. Particolarmente esposto il comparto del commercio e dei servizi: nel padovano, le imprese segnalano ancora oggi bollette energetiche superiori in media del 30-35% rispetto ai livelli pre-crisi (2021), con un aggravio annuo che oscilla tra i 12 e i 18 mila euro per attività, a seconda delle dimensioni e della tipologia.
Un impatto che si riflette direttamente sulle scelte economiche: oltre il 40% delle imprese del terziario sta rinviando o ridimensionando investimenti, mentre cresce la quota di chi è costretto a comprimere i margini o a trasferire parte dei rincari sui prezzi finali, con inevitabili ricadute sulla domanda. Anche il turismo, asset strategico per il territorio, mostra segnali di rallentamento: l’incertezza sui costi dei carburanti e sui prezzi energetici pesa sulle prenotazioni e sulla propensione alla spesa, con effetti che rischiano di riflettersi soprattutto sulla stagione autunnale. «Le imprese del territorio hanno dimostrato in questi anni una grande capacità di resistenza – ha detto Flavio Convento vicepresidente Confesercenti Veneto Centrale – ma oggi siamo di fronte a uno choc che rischia di diventare strutturale. Non basta più gestire l’emergenza: serve una strategia chiara e duratura sul costo dell’energia».
Il ragionamento di Convento è così proseguito: «Gli interventi messi in campo finora, dal taglio delle accise al decreto bollette, hanno contribuito a contenere l’impatto più immediato, ma non sono sufficienti. Serve accelerare su una riforma della fiscalità energetica e su misure che sostengano concretamente le imprese del commercio e del turismo, che rappresentano una componente essenziale dell’economia locale». Anche in uno scenario di stabilizzazione, i tempi per una normalizzazione dei costi restano lunghi: si stimano almeno 6-8 mesi prima di un rientro su livelli più sostenibili. Un orizzonte che rischia di compromettere l’intero 2026 per molte attività del territorio.
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