Ungheria, l’affluenza è ai massimi storici. Orbàn gioca le ultime carte per arginare Magyar
Urne aperte in Ungheria, in quella che è considerata da molti l’elezione più importante dell’anno in Europa. Dopo 16 anni al potere, oggi potrebbe lasciare la guida del Paese il premier Viktor Orbán, alleato del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Le urne si sono aperte alle 6 del mattino, ora locale, e la chiusura è prevista per le 19.
Affluenza record
L’affluenza alle urne in Ungheria vola ai massimi storici. Alle 11, secondo i dati diffusi dall’Ufficio elettorale nazionale, per la sfida tra Viktor Orban e Peter Magyar ha già votato il 37,98% degli elettori, pari a 2.858.892 persone. Si tratta di un dato record, di gran lunga superiore al 25,77% registrato quattro anni fa. Il trend era emerso già nelle prime ore: alle 9 si era sfiorato il 17%, contro il 10,31% del 2022. Nel 2022 l’affluenza finale si fermò al 69,59%. Quest’anno le previsioni indicano la possibilità di superare nettamente la soglia del 70%.
Il voto dei due sfidanti
“Sarà la mia ultima elezione? Sono giovane, non è la mia ultima elezione. Sono qui per vincere”, le parole del premier ungherese, Viktor Orban, parlando alla stampa subito dopo aver votato a Budapest. “La decisione del popolo deve essere rispettata”, ha sottolineato rispondendo alle domande dei giornalisti. Interpellato sull’ipotesi di congratularsi con il rivale Peter Magyar in caso di sconfitta, ha replicato: “Congratularmi? Lo faccio sempre, ci sono regole civili”. Anche il leader dell’opposizione ungherese ha votato nel seggio dell’asilo Hegyvideki Mesevar, nel 12esimo distretto di Budapest. “Il nostro partito vincerà, l’unica incognita è se con una maggioranza semplice, o con quella assoluta”, ha detto alla stampa dopo aver riposto la sua scheda nelle urne. “Dobbiamo rafforzare la posizione dell’Ungheria nell’Ue e nella Nato”, ha aggiunto, tornando a sottolineare la necessità di “scongelare i fondi Ue” bloccati per la disputa tra Bruxelles e Viktor Orban sullo stato di diritto. In caso di vittoria, ha ribadito, “la priorità sarà adottare misure anti-corruzione”.
I due sfidanti
Ieri sera si sono tenuti i comizi finali: il premier nel cuore di Budapest, lo sfidante invece a Debrecen, roccaforte storica di Fidesz tornata contendibile. “Diventeremo grandi ancora, proteggiamo la nostra pace. Non consegneremo i nostri figli all’Ucraina”, ha urlato nel cuore della capitale. “Ogni voto conta, smantelliamo il regime e facciamo la storia insieme”, esorta da parte sua il leader di Tisza, in testa in tutti i sondaggi, nel tentativo di conquistare gli indecisi. Magyar punta alla maggioranza dei due terzi che serve per le riforme sullo stato di diritto necessarie a sbloccare i fondi Ue.
Gli scenari
Dopo settimane di sondaggi che si inseguono, ecco gli scenari che restano aperti: una riconferma netta (pur vista come improbabile) di Orbàn o una vittoria dello sfidante. Gli analisi dipingono anche un quadro in cui il Paese, con margini stretti di vittoria, venga trascinato in trattative lunghe e imprevedibili. Dopo lo spoglio, la partita sarà agitata anche da un ulteriore punto interrogativo sul ruolo del presidente Tamas Sulyok, vicino a Fidesz, che potrebbe allungare i tempi della formazione del governo. Magyar ha già detto che se vincerà chiederà al capo di Stato di fare un passo indietro.
C’è anche il rebus ultradestra: il risultato di Mi Hazank (Nostra Patria) – unico partito oltre ai due principali contendenti accreditato a superare la soglia di sbarramento del 5% – potrebbe rivelarsi decisivo per la tenuta di Orbàn, anche attraverso un appoggio esterno.
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