a Padova -17,8% dal 2015, serve sostegno per il futuro del territorio

Sono 6.060 le imprese giovanili attive in provincia di Padova. L’area può contare a tutt’oggi su di un tasso medio di imprenditorialità del 7,3%, superiore a quello osservato in contesti più periferici. E tuttavia, tra il 2015 e il 2025, le imprese giovanili sono diminuite del 17,8%, un calo comunque rilevante. Rispetto al 2019 la flessione è limitata al -2,8%, mentre tra 2024 e 2025 si registra un calo molto lieve (-1,8%), sostanzialmente in linea con quello delle imprese totali. Numeri che, secondo l’analisi dell’ufficio studi di Cna Padova e Rovigo su dati della Camera di Commercio di Padova, suggeriscono una certa capacità di tenuta del sistema imprenditoriale giovanile, probabilmente favorita da un contesto economico più diversificato e attrattivo. La distribuzione settoriale mostra valori assoluti elevati nei comparti del commercio (1.364 imprese) e delle costruzioni (820), ma emergono con particolare evidenza, dal punto di vista della concentrazione relativa, i servizi: le attività amministrative e di supporto raggiungono il valore più elevato (12,0%), seguite da altre attività di servizi (11,1%) e dai servizi di alloggio e ristorazione e dalle attività artistiche (entrambe al 10,1%). Significativa è anche la presenza nelle attività professionali, scientifiche e tecniche (10,5%), segnale di una componente imprenditoriale giovanile orientata verso settori a maggiore contenuto di competenze.
L’analisi per territorio
L’analisi territoriale interna conferma una realtà eterogenea. L’alta padovana presenta il tasso di imprenditorialità più elevato (8,0%) e una crescita delle imprese giovanili rispetto al 2019 (+3,5%), nonostante una lieve diminuzione della popolazione giovane. Anche l’area dei Colli mostra una dinamica molto positiva (+9,4%), indicando una vivacità imprenditoriale significativa. Al contrario, la Bassa Padovana evidenzia una contrazione più marcata (-12,3%), mentre il Piovese registra un calo più contenuto (-5,9%). L’area centrale, pur rappresentando quella con il maggior numero di imprese giovanili (2.379), mostra una leggera flessione (-2,0%), a fronte però di una crescita consistente della popolazione giovane (+7,8%). Nel complesso provinciale, la diminuzione delle imprese giovanili (-2,2% rispetto al 2019) si accompagna a un aumento della popolazione giovane (+3,8%), suggerendo che, pur in presenza di un bacino demografico più ampio, non molti giovani scelgono la via imprenditoriale. Ciò evidenzia l’importanza di politiche che incentivino la creazione d’impresa e riducano le barriere all’ingresso.
Le dichiarazioni
«Questi dati, se confrontati con quelli della fuga dei cervelli ci ricordano, tra le altre cose, che ad andare all’estero e a non tornare più non sono solo i futuri giovani lavoratori dipendenti ma anche i futuri imprenditori – spiega Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo – in passato non ci siamo accorti dell’inverno demografico che ha colpito le nostre imprese quando cercano dipendenti. Ora sarebbe bene evitare di non vedere l’inverno demografico delle nostre imprese che già ora, per lo meno per un terzo, sono guidate da over 65. In questo senso l’attenzione all’imprenditoria giovanile è strategica. Oltre quindi all’iniziativa della Borsa Lavoro è necessario mettere sul tavolo strumenti che sostengano l’imprenditoria giovanile. Strumenti “una tantum” come i bandi attualmente presenti sono positivi ma ci vuole una programmazione che possa garantire stabilità e continuità nel tempo anche a chi decide di avviare un’impresa a prescindere dalle finestre temporali dei bandi: agevolazioni fiscali stabili e supporto all’accesso al credito per gli imprenditori under 35, strumenti come i fondi di rotazione e tanto altro ancora non devono essere visti come costi aggiuntivi ma come investimenti per il futuro del nostro tessuto economico. Ai giovani bisogna dare un’idea di futuro, e le attività che sono state implementate in aree come l’Alta Padovana e l’area dei Colli Euganei hanno prodotto una fiducia che muove la voglia d’impresa dei giovani. Una condizione necessaria se si vuole pensare al futuro dei territori in una chiave positiva».
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