“Ora o mai più”: ecco chi è il demolitore che ha lanciato la sfida ad Orbán
Quella che si sta svolgendo oggi in Ungheria è un’elezione che segna, qualsiasi sia il suo risultato, la fine di un capitolo nella storia del Paese. Anche in caso di riconferma di Viktor Orbán, data per improbabile da sondaggi e scommettitori, l’orbanismo come l’abbiamo conosciuto sin qui sembra arrivato al capolinea. Ad imprimere la spallata fatale a quello che un tempo era considerato il campione democratico ungherese, al potere ininterrottamente da 16 anni, potrebbe essere, ironia della sorte, proprio uno dei figliocci del partito al governo, Fidesz, Péter Magyar.
La resa dei conti per il futuro dell’Ungheria si è consumata nel corso di una campagna elettorale al cardiopalma segnata da accuse di potenziali attacchi alle infrastrutture energetiche (Orbán ha incolpato l’Ucraina per il ritrovamento di esplosivi in prossimità di un gasdotto che trasporta gas russo verso l’Ungheria e la Serbia), rivelazioni su contatti telefonici continui tra il ministro degli Esteri di Budapest e l’omologo russo Sergei Lavrov e persino il tentativo di un ricatto a luci rosse ai danni di Magyar.
“Ora o mai più (Most vagy soha)”, lo slogan del 45enne candidato premier che, nel giro di un paio di anni, è passato ad essere da insider di Fidesz a nemesi di Orbán. Un appello agli elettori, riporta la Bbc, preso in prestito dal grido di battaglia di un poeta rivoluzionario dell’Ottocento che incitava alla lotta per la patria ungherese.
La parabola di Magyar, figlio di avvocati ed appassionato di politica sin da piccolo, ha dell’incredibile. Poco più di due anni fa, il giovane candidato alle elezioni odierne era ancora a pieno titolo un membro di Fidesz. Un legame suggellato anche dal matrimonio, anni prima, con Judit Varga, elemento di spicco del partito di Orbán che ha ricoperto le cariche di segretario di Stato e di ministra della Giustizia. Nel febbraio del 2024, però, tutto cambia. Esplode lo scandalo della grazia ad un pedofilo di un orfanotrofio pubblico concesso dalla presidente della Repubblica Katalin Novak. L’ondata di indignazione travolge la presidente e Varga (da cui l’anti-Orbán si era separato l’anno prima) costrette alle dimissioni.
È in quel frangente che Magyar rompe ogni indugio e, intervenendo sul canale YouTube pro-opposizione Partizan, denuncia la corruzione del governo. “Tutti mi avevano messo in guardia, amici, familiari, persone che conosco”, spiega e poi, riferendosi al siluramento di Novak e Varga, scrive su Facebook che non voleva più “far parte di un sistema in cui i veri responsabili si nascondono dietro le gonne delle donne”.
Magyar, che da piccolo aveva appeso nella sua cameretta un poster di Orbán (quando ancora era considerato un simbolo del movimento democratico in Ungheria) esprime dunque la speranza di un cambiamento politico. Attacca anche l’incompetenza dell’opposizione e sottolinea che il cambiamento debba arrivare dall’interno. L’intervista su YouTube, spiegherà dopo, non era stata “una mossa pianificata” e il suo distacco dal partito, prima di diventare pubblico, era stato graduale. Magyar si era unito al partito Fidesz dopo la sconfitta elettorale di Orbán del 2002, al termine del suo primo mandato da primo ministro. “Posso dirvi”, dichiara ai giornalisti, “che il Fidesz che vediamo oggi è molto, molto diverso da quello in cui mi iscrissi”.
L’insider Magyar è stato, sino alla rottura, un importante funzionario del partito di Orbán con ruoli nelle aziende statali, ma poco conosciuto al pubblico. La sua denuncia della corruzione del sistema al potere in Ungheria è l’inizio di una seconda vita politica. Nella primavera del 2024 fonda un movimento politico anti-establishement, Tisza, che conquista velocemente ampio consenso nel Paese raggiungendo il 30% alle Europee dello stesso anno. Gli esperti dichiarano che è la prima volta nell’Ungheria post-transizione che un partito appena nato cresca così rapidamente.
Negli ultimi mesi Magyar ha organizzato nel Paese una capillare campagna elettorale, tenendo fino a sei discorsi al giorno, e il distacco da Orbán nei sondaggi si è ampliato sempre più. Il potenziale prossimo premier ungherese ha rivendicato di avere un vantaggio sull’avversario. “Li conosco, conosco i loro trucchi. So che sono molto spaventati”, ha affermato Magyar, il quale sa, comunque, di non avere solo ammiratori. Chi lo conosce, scrive il Guardian, lo descrive infatti come una persona irascibile e dallo stile a volte brusco. Altri lo considerano la persona ideale per l’Ungheria di oggi.
Corposo il programma di Magyar che promette di ripristinare i controlli democratici, di riparare i rapporti con Bruxelles per sbloccare i fondi europei congelati, di lottare contro la corruzione e di mettere fine alla dipendenza energetica dalla Russia entro il 2035, mantenendo “relazioni pragmatiche con Mosca”. In caso di vittoria di Tisza, il nuovo premier non abbandonerebbe la linea dura sull’immigrazione. È su un altro fronte che però si concentra in queste ore l’attenzione degli osservatori internazionali.
Sull’Ucraina il candidato premier ha fatto sapere che continuerebbe ad opporsi all’invio di armi a Kiev e al suo ingresso accelerato nell’Unione europea. A tal proposito, analisti consultati dal Kyiv Independent avvertono dunque che chiunque si aspetti un’inversione di rotta rispetto alle posizioni di Orbán rischia di rimanere deluso.
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