Lazio

la radicalizzazione dei giovani stranieri – Il Tempo


Foto: Lapresse

Francesca Totolo

Secondo i dati di Europol, dal 2020 al 2024, in Italia, 73 soggetti sono stati arrestati perché accusati di terrorismo di matrice jihadista. Tra questi, una considerevole percentuale è rappresentata da giovani stranieri e ragazzi di seconda generazione. Le cronache recenti documentano questa problematicità. Nei giorni scorsi, la Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha disposto il fermo di due cittadini tunisini di 19 e 22 anni con l’accusa di apologia di terrorismo. Inneggiavano alla jihad e al martirio religioso, scrivevano sui social network di voler «mandare all’inferno» i miscredenti, minacciando di colpire le «loro città sporche» e le «loro sporcizie politeiste». I due fermati erano in contatto con tre minorenni stranieri, due residenti nella provincia di Trapani, uno nel Piacentino. All’inizio di marzo, a Brescia, è stato arrestato un 24enne egiziano accusato di aver diffuso propaganda jihadista, di aver manifestato propositi di arruolamento nelle fila dell’Isis e di aver svolto attività di auto-addestramento online riguardanti l’uso di armi e la fabbricazione di ordigni esplosivi. Lo stesso soggetto era già stato fermato nell’ottobre 2024 per apologia di delitti con aggravante della finalità di terrorismo, ma era poi tornato in libertà.

 

 

A gennaio, un 17enne egiziano, residente nel Comasco, è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare con collocazione in comunità. Secondo gli inquirenti, si era radicalizzato e, da oltre un anno, aveva iniziato un’attività di propaganda jihadista con contenuti che rimandavano allo Stato Islamico e Al Qaeda, coltivando anche rapporti con soggetti già arrestati per terrorismo. Sempre a gennaio, è stato espulso per pericolosità sociale l’operaio bengalese Faysal Rahman di 22 anni, già condannato per terrorismo islamico a una pena definitiva di 3 anni e dieci mesi. La sua radicalizzazione era iniziata quando era ancora minorenne e, nonostante la pena, non si era mai dissociato dal jihadismo. Due mesi prima, a Pavia, è stato arrestato un minorenne tunisino accusato di far parte di un circuito internazionale riconducibile all’Isis. Il giovane si era anche procurato manuali per la fabbricazione di ordigni esplosivi e aveva diffuso in rete contenuti di propaganda jihadista. Nell’ottobre scorso, nel Senese, un tunisino di 15 anni è stato arrestato e collocato in comunità perché accusato di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale e porto di armi o oggetti atti ad offendere. L’anno precedente, aveva giurato fedeltà a una cellula jihadista, pronunciando minacce di gravi violenze contro i «miscredenti» in nome di Allah.

 

 

All’inizio di settembre, a Mantova, è stato arrestato un 37enne bengalese perché ritenuto responsabile di attività di arruolamento di giovani allo scopo di compiere atti di violenza e di sabotaggio di servizi pubblici con finalità di terrorismo islamico. L’indagine era partita in seguito alla condanna di un giovane per associazione con finalità terroristiche collegata all’organizzazione Tehrik e Taliban Pakistan, una ramificazione di Al Qaeda. Nel luglio del 2025, a Ravenna, un 17enne magrebino con cittadinanza italiana era stato perquisito e poi raggiunto da una da un’ordinanza di custodia cautelare con collocazione in comunità per associazione con finalità di terrorismo. Diffondeva contenuti propagandisti attraverso la piattaforma jihadista «Al-Raud Media Archive». Era «pronto al martirio per sopprimere gli infedeli» il 28enne tunisino Halmi Ben Mahmoud Mselmi arrestato a Cosenza nell’aprile del 2025. Appartenente a una cellula legata all’Isis con il ruolo di organizzatore, pianificava i viaggi a bordo dei barconi dalle coste tunisine per portare i «fratelli terroristi in Italia». Nel dicembre del 2024, è stato sgominato un gruppo jihadista denominato «Da’Wa Italia», ovvero «chiamata alle armi Italia», composto da cinque giovani di origini pakistane, turche e algerine. Tre ragazzi e due ragazze, tutti provenienti da famiglie senza particolari difficoltà economiche e ben inserite nel tessuto sociale delle loro città, erano stati arrestati perché ritenuti responsabili di avere costituito un’associazione terroristica dedita alla promozione, al consolidamento e al rafforzamento delle organizzazioni terroristiche di Al Qaeda e dello Stato Islamico.


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