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Vance lascia il Pakistan, si alza e se ne va

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Nel cuore di Islamabad, il vicepresidente americano J.D. Vance ha concluso prematuramente la sua missione diplomatica in Pakistan, segnata dal fallimento dei negoziati con l’Iran. In una dichiarazione rilasciata al termine delle trattative, Vance ha confermato che gli Stati Uniti non sono riusciti a raggiungere un accordo definitivo con Teheran, evidenziando l’assenza di una “promessa concreta” da parte iraniana riguardo l’abbandono del proprio programma nucleare.

La delegazione iraniana, guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, ha lavorato per tutta la giornata, con il supporto dei funzionari pakistani che hanno svolto un ruolo di mediatori. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha sottolineato che il successo delle trattative dipendeva dalla serietà della controparte statunitense e dalla necessità di evitare richieste considerate eccessive e illegittime. Baqaei ha descritto la giornata come “lungo e intenso lavoro” per salvaguardare i diritti e gli interessi dell’Iran.

Contrariamente a quanto riportato da fonti iraniane, un alto funzionario della Casa Bianca ha confermato che i colloqui erano ancora in corso, smentendo le notizie che indicavano la loro conclusione. Nonostante questo, le divergenze tra le due parti sono risultate evidenti, con la televisione di stato iraniana che ha riportato l’esistenza di “gravi differenze” tra le delegazioni.

Recentemente, la tensione tra Stati Uniti e Iran ha avuto un impatto significativo sull’area dello Stretto di Hormuz, dove le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno minacciato di agire severamente contro le navi militari che transitano nella regione. Questo clima di incertezza è stato ulteriormente complicato da dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, il quale ha affermato che per lui “non fa alcuna differenza” se si raggiunge un accordo con l’Iran, indicando una visione determinata e intransigente da parte dell’amministrazione statunitense.

I negoziati a Islamabad rappresentano i colloqui di più alto livello tra Stati Uniti e Iran dalla Rivoluzione islamica del 1979 e i primi fatti direttamente faccia a faccia dal 2015, anno in cui fu raggiunto l’accordo sul nucleare poi annullato da Trump nel 2018. A confermare l’importanza di questo incontro, il ministro degli Esteri pakistano ha ribadito l’impegno del Pakistan nel facilitare un dialogo costruttivo tra le due nazioni.

Nonostante le difficoltà emerse, Ghalibaf ha espresso buone intenzioni, anche se ha manifestato una certa diffidenza nei confronti delle promesse americane, ricorda la sua esperienza passata con i negoziati che non hanno dato i frutti sperati. “Abbiamo buone intenzioni, ma non ci fidiamo”, ha dichiarato il leader iraniano, evidenziando l’importanza di un approccio serio e rispettoso da parte degli Stati Uniti.

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La delegazione iraniana, che ha portato con sé foto e oggetti simbolici legati ai bambini uccisi in un attacco a Minab, ha sottolineato la gravità della situazione e le conseguenze umane del conflitto. Questo gesto ha messo in evidenza la vulnerabilità della popolazione e il desiderio dell’Iran di far prevalere i propri diritti e interessi in un contesto geopolitico complesso.

In un contesto di crescente tensione, la Casa Bianca ha confermato che i colloqui tra Stati Uniti e Iran continueranno, mentre il governo pakistano si è offerto di rimanere un mediatore attivo. Tuttavia, le notizie di ulteriori attacchi aerei in Libano e minacce sullo Stretto di Hormuz continuano ad aggiungere strati di complessità alla già delicata situazione.

In questo momento Vance sta facendo ritorno negli Stati Uniti, segnando la conclusione di una fase importante ma difficile nei rapporti tra Washington e Teheran.


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