«Siamo ai livelli di guardia». I ristoranti rischiano di dover ritoccare i menù

ANCONA A drizzare le antenne sono anche i ristoranti di pesce di Ancona e della Riviera, che già cominciano a subire le conseguenze degli aumenti generalizzati a monte della filiera ittica. «L’impatto l’abbiamo già verificato» conferma Federica Rubini del ristorante Emilia di Portonovo. Ricorda come, ovviamente, i prezzi del menù siano stati stabiliti prima dell’apertura primaverile, e prima che il cartellino al mercato del pesce subisse un’impennata. Ma «cambiarli adesso sarebbe brutto nei confronti dei clienti» osserva.
Le contromisure
E per questo si cercano strategie alternative. «Non compriamo più i pesci che sono schizzati alle stelle» è la via scelta da Rubini. Che poi si abbandona alla speranza: «Mi auguro che questa situazione finisca presto, anche perché abbiamo tante prenotazioni e non c’è aria di malumore». Tra i prodotti il cui prezzo è diventato inarrivabile, diversi dei ristoratori che abbiamo sentito scelgono le cosiddette pannocchie, ovvero le cicale di mare. «Quelle più piccole vanno anche a 18 euro al chilo, quelle più grandi spesso nemmeno ci arrivano al mercato della pesca perché vengono prelevate e portate fuori» fa notare Corrado Bilò della storica trattoria La Moretta di piazza del Papa. «Da una decina di giorni – dice – il prezzo del pesce è arrivato alle stelle». L’epilogo di una crescita cominciata tempo fa, e che ora rischia di avere effetti irreversibili sul costo di questa preziosa e amata materia prima, il piatto forte per tanti ristoranti di Ancona e non solo. «Il termometro vero della situazione saranno i prossimi giorni, visto che veniamo dal periodo di Pasqua» osserva Andrea Di Benedetto del ristorante Miscia Vino e Cucina di via Marconi. Ma già qualche segnale preoccupante c’è: dopo il naturale rialzo dei cartellini per il periodo festivo, «di solito i prezzi tornano alla normalità ma stavolta no».
La situazione
Si compra ancora al prezzo della settimana di Pasqua, quando la domanda era in impennata e l’offerta in calo, visto che la burrasca aveva permesso alle barche di uscire in mare un solo giorno. «Mi auguro che non ci sia un ulteriore aumento, per chi fa la spesa il contraccolpo si sente» commenta Di Benedetto. «Per ora abbiamo notato un aumento compreso tra il 4 e il 10%, noi non abbiamo ancora cambiato il prezzo del menù perché speriamo che questa situazione duri poco» è il punto di vista di Marcello Niccolini, titolare del ristorante Da Marcello di Portonovo. Ma «siamo a livello di guardia, se le cose cambieranno ulteriormente, dovremo cambiare qualcosa anche noi». «Per ora teniamo botta» conferma Rubini di Emilia. «Bisognerebbe che tutti (nella filiera, ndr) ci mettessimo una mano sul cuore , facendo un sacrificio ed evitando di far pesare gli aumenti su tutta la catena» è l’appello lanciato da Di Benedetto di Miscia Vino e Cucina. Sennò, poi, a farne le spese sarà il consumatore. «Non è mica facile cambiare i prezzi del menù – avverte -. Non lo trovo giusto e mi dispiacerebbe doverlo fare». Perciò «terremo botta il più a lungo possibile, ma se questi aumenti continueranno, dovremo prendere anche noi qualche provvedimento».




