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Roubaix 2023, Pogacar sfida il mito tra pavé e imprevedibilità

Una volta, prima che cominciasse il Regno di Tadej Pogacar, la Parigi-Roubaix era una corsa speciale.

Dove poteva succedere di tutto. Cadute, pioggia, vento, fango, forature e tanti altri imprevisti la rendevano assolutamente imprevedibile e impronosticabile. Più ancora indecifrabile della Milano-Sanremo.

Poteva vincerla un grande campione, adatto a questa lotteria delle pietre, ma poteva spuntarla anche un generoso signor nessuno che, da quel giorno, non sarebbe stato più un nessuno, perché vincere una Roubaix, detta anche “l’ultima follia del ciclismo moderno”, basta per farti entrare nella storia di questo sport e di questa classica amata proprio per le sue difficoltà e perché rappresenta con i suoi 30 settori di pavé (54,8 km su un totale di 258,3) uno spericolato tuffo nel passato. In quell’Inferno del Nord, verso il confine con il Belgio, ben rappresentato nei romanzi da Emile Zola, con le sue miniere di carbone, le case basse coi mattoni rossi, certi bar con i banconi in legno dove alla domenica, dopo la messa, minatori e contadini si ritrovano con il vestito della festa per darci dentro con carte e bicchiere. Non sono molto cambiati questi bar; quasi sempre si chiamano “Terminus” con degli avvisi alle pareti dove si ammonisce gli avventori a non sputare e a non ubriacarsi. Sullo sputare, diciamo che ormai sono tutti d’accordo. Sull’ubriachezza, c’è ancora da lavorarci.

Fatta questa digressione, torniamo al punto nodale di questa Roubaix numero 123: il punto è che quest’anno Tadej Pogacar, dopo Sanremo e Fiandre, vuole assolutamente vincerla. Sia perché è l’unica classica monumento finora sfuggita al suo ricco palmarès (5 Lombardia, 3 Liegi-Bastogne-Liegi, 3 Giri delle Fiandre, 1 Milano-Sanremo), sia perché, centrando anche la Roubaix, avrà un percorso in discesa per fare poi la “cinquina” nella stessa stagione (impresa non riuscita neppure a Eddy Merckx), visto che Liegi e Lombardia Tadej ormai le considera come suoi territori di caccia da tempo acquisiti.

Insomma: Pogacar, con il suo enorme talento, sta per sfatare anche l’ultimo mito della Roubaix: quello della sua inafferrabilità. Se vince, come è molto probabile (anche se Van der Poel farà di tutto per impedirglielo), nulla gli sarà più precluso. Già adesso, questo Fenomeno che demolisce ogni record (111 successi, tra cui 4 Tour, un Giro d’Italia, 2 mondiali in linea) sembra lanciato verso un universo parallelo del ciclismo.


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