Liguria

Ex Ilva, oggi Jindal in visita a Genova: incontro con Salis e la prossima settimana con Bucci


Genova. Si stringe il cerchio sull’acquisizione degli stabilimenti ex Ilva. Oggi (sabato 11 aprile) una delegazione di Jindal visita gli impianti di Genova e di Novi Ligure, mentre ieri gli stessi rappresentanti del gruppo indiano hanno passato in rassegna quelli di Taranto incontrando il sindaco della città pugliese Piero Bitetti.

E anche nel capoluogo ligure è in programma oggi un incontro istituzionale con la sindaca Silvia Salis. Nessun dettaglio su luogo e orario del colloquio, che peraltro sarebbe il secondo con la stessa realtà industriale: un possibile piano per Cornigliano era stato discusso a Palazzo Tursi già a settembre 2025, con tanto di contorno di polemiche sull’opportunità di dialogare con un possibile acquirente. Erano i tempi in cui infuriava il dibattito sul forno elettrico, escluso in quel frangente da Jindal. In questo caso, invece, la regia degli appuntamenti previsti a Taranto e Genova è da attribuire allo stesso ministro Adolfo Urso che li ha annunciati a tutte le amministrazioni coinvolte.

Ma non è tutto: da quanto risulta a Genova24, la prossima settimana i rappresentanti di Jindal vedranno anche il presidente della Regione Marco Bucci in un incontro riservato. Top secret pure in questo caso il giorno esatto e la sede prescelta. Sarà comunque un appuntamento in presenza e non in videoconferenza. Insomma, i contatti a livello istituzionale sembrano intensificarsi e questo fa supporre che quello di oggi non sia solo un viaggio esplorativo.

Come è noto, tuttavia, la proposta di Jindal è una delle due al vaglio dei commissari di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria. L’altra è quella del fondo americano che fa capo all’imprenditore britannico Michael Flacks, che tre giorni fa ha rinnovato la richiesta di una linea di finanziamento ponte temporanea per l’acquisizione del complesso siderurgico, impegnandosi a non distribuire dividendi fino al completo rimborso e sottolineando i numeri a sostegno della propria stabilità finanziaria: 2,23 miliardi di dollari di patrimonio e 58,2 milioni di liquidità complessiva.

Venerdì il consigliere regionale del Pd Andrea Orlando, ex ministro del Lavoro e dirigente nazionale del partito, ha commentato sui social come se l’acquisizione da parte degli indiani fosse ormai cosa fatta: “La cessione a Jindal di Ilva non è una buona notizia. Né per la siderurgia né per i lavoratori“. Al momento, però, non risultano conferme ufficiose e tantomeno ufficiali che la trattativa sia già andata in porto. Del resto, ancora prima che il colosso asiatico entrasse nella partita, erano stati i consulenti di Flacks a visitare le fabbriche, sia a Taranto sia a Genova.

Nel piano di Jindal, legato agli impianti che sta realizzando in Oman, è prevista una produzione complessiva di 4 milioni di tonnellate nella fase transitoria (4-5 anni) e di 6 milioni a completamento della transizione a partire dal 2030. Preoccupano tuttavia le ricadute sull’occupazione, con l’ipotesi di un taglio di circa 6mila posti di lavoro rispetto agli attuali 10mila diretti tra Sud e Nord Italia. Flacks, invece, promette di impiegarne 8.500 con gli stessi livelli di produzione. Tutti numeri che andranno verificati nel momento in cui dovesse concretizzarsi la cessione.

Il fronte sindacale mantiene lo scetticismo. “Né Jindal né Flacks – ripeteva nelle scorse ore Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, che la prossima settimana sarà a Genova per il congresso regionale del sindacato -. Sono due mali, due facce della stessa medaglia, dalla padella alla brace. Noi non facciamo nessuna scelta, ma basta guardare le cose che hanno detto fino ad ora. Io penso che nessuno dei due è in grado di poter garantire quella che noi riteniamo sia la giusta transizione, il passaggio da un sistema a carbone a un sistema elettrico. Ormai lo diciamo da tempo di nazionalizzare l’azienda, provare a trovare subito un assetto industriale in grado di poter coniugare risanamento ambientale, sicurezza e produzione”.

Pochi commenti, per ora, dai rappresentanti dei lavoratori di Cornigliano, quelli che tra novembre e dicembre hanno bloccato la città per difendere la continuità produttiva dello stabilimento. “Quello che conta è ciò che decideranno commissari. Noi tra l’altro non siamo mai invitati a queste visite”, chiosa Nicola Appice, delegato della Fim Cisl. In fabbrica si respira un clima di vigile attesa, ben sapendo che le energie potrebbero servire per nuove lotte.

Anche perché, accanto al nodo occupazionale e produttivo, il tema che infiamma il dibattito è sempre quello delle aree. Ha fatto discutere a febbraio la posizione di Confindustria (condivisa tra gli altri dalla Camera di commercio) che ha auspicato lo spezzatino tra Genova e Taranto con insediamento di nuove attività sulle aree oggi vincolate dall’accordo di programma. Proposta rispedita al mittente dai sindacati con una nota unitaria.

 




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