Sanità in Calabria, la lunga stagione del commissariamento: tagli, polemiche e risultati limitati
Scelte spesso sbagliate anche perchè ricadute su figure che con la sanità poco avevano a che fare, pochissimi risultati, molte polemiche e un sostanziale fallimento dell’istituto, suggellato anche da una pronuncia della Corte Costituzionale. Questa in sintesi la storia dei 16 anni del commissariamento della sanità calabrese la cui fine è stata decretata ieri dal Consiglio dei ministri, come la premier Giorgia Meloni aveva promesso. Sul piano teorico, il commissariamento, partito ufficialmente nel 2010, doveva servire a rimettere ordine nel più totale disordine gestionale e contabile, a risanare i conti in rosso del settore, a migliorare la qualità delle prestazioni negli ospedali, a porre un freno all’illegalità imperante nelle aziende territoriali spesso infiltrate pesantemente da ‘ndrangheta e malaffare: non sarà così, però.
Il commissariamento parte da Loiero, ma è ufficiale con Scopelliti
Il percorso prende le mosse in realtà nel 2009, con il governo di Silvio Berlusconi, che già valuta il commissariamento della sanità calabrese, da tempo nel mirino. L’allora presidente della Giunta regionale, Agazio Loiero (Margherita e poi Pd), minacciando le dimissioni riesce tenacemente ad evitare il commissariamento da parte del governo, che tuttavia impone alla Calabria l’adozione di un piano di rientro da «lacrime e sangue», fatto di pesanti tagli alle strutture ospedaliere e alle incontrollate voci di spesa. Il commissariamento però scatterà ufficialmente con il successore di Loiero alla guida della Regione, Giuseppe Scopelliti (Pdl), nominato su sua richiesta commissario ad acta dal governo il 30 luglio del 2010, con l’affiancamento di due sub commissari, tra cui un generale della Guardia di Finanza, Luciano Pezzi, che a sua volta diventerà commissario nel settembre 2014 dopo le dimissioni da governatore dello stesso Scopelliti, coinvolto in un’inchiesta giudiziaria.
I commissari non presidenti di Regione
Dopo Scopelliti si aprirà la fase dei commissari che non sono presidenti di Regione: nel 2015 il governo di Matteo Renzi nomina come commissario l’ingegnere Massimo Scura, di area Pd, che tuttavia entrerà subito in conflitto con il governatore dell’epoca, Mario Oliverio, anch’egli Pd. Nel dicembre 2018, con il primo governo di Giuseppe Conte a guida M5S-Lega, viene invece nominato commissario, in quota comunque pentastellata, il generale dei carabinieri Saverio Cotticelli, la cui gestione si avvale della leale collaborazione dell’allora presidente della Regione Jole Santelli, ma intreccia la fase dell’emergenza Covid-19. La guida Cotticelli però si conclude tra le polemiche nell’autunno del 2020, all’indomani di un’intervista televisiva nella quale il generale ammette di non aver capito di dover elaborare il piano anti-Covid.
Da Cotticelli ai giorni nostri
Cotticelli si dimette a furor di popolo e faticosamente, a fine novembre 2020, dopo qualche «scivolone» di un prescelto e qualche rinuncia, il secondo governo Conte, quello a guida M5S-Pd, nomina commissario il prefetto Guido Longo. Nel frattempo, un primo bilancio degli anni di commissariamento si rivela assolutamente negativo, non riscontrandosi passi avanti sostanziali: i livelli essenziali di assistenza restano sotto la media nazionale, prosegue il disordine e la confusione gestionale e amministrativa. Su tutto questo contesto, poi, a fine luglio 2021, si abbatterà una sentenza della Corte Costituzionale che censura, sia pure parzialmente, alcune norme che presiedono il commissariamento della sanità calabrese evidenziandone comunque l’inutilità. La svolta a novembre 2021 quando il governo di unità nazionale, quello di Mario Draghi, con Roberto Speranza – allora di Articolo 1 – ministro della Sanità, nomina come commissario, su sua richiesta, il neoeletto presidente della Regione Roberto Occhiuto, di Forza Italia, che smuoverà le acque portando a casa diversi risultati, come la ricognizione del debito sanitario, la normalizzazione della contabilità, l’avanzamento sui Lea, con il raggiungimento della sufficienza in due dei tre indicatori dei livelli essenziali di assistenza (quello ospedaliero e quello della prevenzione). La fine del commissariamento prende quota con l’arrivo a Palazzo Chigi di un governo politicamente «amico» di quello regionale, il governo di centrodestra a guida Giorgia Meloni, e sarà proprio la premier a settembre 2025, a Lamezia Terme, nella campagna elettorale per la seconda candidatura di Occhiuto, ad annunciare l’avvio dell’iter per far uscire la Calabria dal commissariamento. E’ il via libera politico decisivo, concretizzato ieri dal Consiglio dei ministri.
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