Lazio

nasce a Scalo de Pinedo il Polo regionale per la biodiversità

Le banchine del Tevere cambiano volto: da semplice luogo di passaggio a centro nevralgico della ricerca scientifica. Tra Ponte Risorgimento e Ponte Pietro Nenni, sulla sponda sinistra del fiume (Scalo de Pinedo), nasce ufficialmente il Polo scientifico-didattico regionale sulla biodiversità.

Un progetto che sancisce un’alleanza inedita tra la Regione Lazio, Roma Capitale, il CNR e la Fondazione Marevivo per trasformare il fiume nel cuore verde e pulsante della didattica ambientale capitolina.

Un laboratorio tra i ponti

Il fulcro delle attività sarà la sede della Fondazione Marevivo, integrata nel percorso didattico del Parco d’Affaccio. Lungo le banchine verranno installati pannelli informativi e postazioni di monitoraggio per permettere a studenti e cittadini di scoprire la ricchezza dell’ecosistema fluviale.

All’interno del Polo opererà anche il Centro per la biodiversità fluviale e urbana, un progetto innovativo nato dalla collaborazione tra CNR-ISMAR e Marevivo, dove la ricerca scientifica incontrerà la partecipazione civica.

La strategia della Regione: “Restituire il fiume ai cittadini”

L’assessore alla Tutela del Territorio, Fabrizio Ghera, ha sottolineato come questo Polo sia il coronamento di una strategia integrata: «Dalle barriere raccogli-plastica alla pulizia delle banchine, lavoriamo per rendere il Tevere sempre più fruibile e sicuro. Questo Polo è un motivo di orgoglio che conferma il nostro impegno per la valorizzazione del fiume».

Roma Capitale: verso la balneabilità

A far eco è l’assessore capitolino all’Ambiente, Sabrina Alfonsi, che inserisce il nuovo Polo in un mosaico di interventi più ampio:

Parchi Fluviali: Dopo i cinque parchi inaugurati nel 2025 con fondi giubilari, la città attende ora il completamento del parco Tevere Sud.

Tiberis: Il parco sulla riva destra aprirà in estate completamente rinnovato.

Sogno balneabilità: È stato istituito un tavolo tecnico per valutare la futura balneabilità del fiume, grazie a un processo di rinaturalizzazione costante.

«Il protocollo d’intesa è un esempio virtuoso di sinergia», spiega Alfonsi. «L’obiettivo è che i romani tornino a vivere le sponde come un bene comune, respirando la biodiversità di un fiume che sta tornando a nuova vita».

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