strategie per gestire colletti blu e bianchi

Smartworking: modalità organizzativa, benefit o entrambe le cose?
Una delle principali criticità consiste nella convivenza tra i cosiddetti “colletti bianchi” e “colletti blu”; due microcosmi con motivazioni, bisogni e logiche così diverse da impedire a volte l’adozione efficace di un linguaggio comune. Se gli impiegati possono essere più inclini a comprendere determinate scelte manageriali, anche perché più vicini a quel mondo in cui tali scelte vengono prese, nei reparti produttivi il cambiamento, soprattutto quello organizzativo, risulta più difficile da comprendere e, quindi, da accogliere.
Le diverse caratteristiche professionali di ciascuna categoria rendono impossibile, per il management di aziende produttive, l’adozione di un un’organizzazione interna universale. Si consideri ad esempio lo smartworking. Per tutti coloro che ricoprono ruoli o svolgono professioni che comportano la presenza fisica in azienda, le diverse statistiche riepilogative dei benefici dello smartworking – benefici che pure ci sono e che sono del tutto legittimi – restano pura teoria accademica. Da questa prospettiva il lavoro da remoto appare allora come un benefit in grado di garantire solo a una limitata porzione dell’azienda un miglior equilibrio tra vita privata e lavoro.
Accorciare le distanze: tra presenza fisica e incentivi
Un’altra difficoltà risiede nella comunicazione tra produzione e management; quest’ultimo, infatti, viene spesso percepito dal personale in produzione come lontano.
Per ridurre la percezione di distanza tra questi mondi è utile sfruttare ogni occasione per aumentare la presenza fisica di manager, responsabili e supervisori nei reparti produttivi. Il cosiddetto “walk the floor” è un’ottima occasione per dialogare direttamente con gli operatori, mostrando vicinanza e fornendo, al tempo stesso, supporto concreto attraverso l’ascolto. Un altro modo è quello di incentivare i manager a sedersi ogni giorno a un tavolo diverso della mensa, così da creare opportunità di ascolto e conoscenza con colleghi con cui altrimenti non si avrebbero molte occasioni per confrontarsi. Per quanto possa sembrare banale, questa strategia è molto efficace e fa leva sulla dinamica secondo cui le persone tendono ad aprirsi più facilmente in contesti informali rispetto a momenti più strutturati o ufficiali. Una chiacchierata a pranzo o alla macchinetta del caffè genera una “sicurezza psicologica” che porta a esprimere idee e opinioni senza il timore di ricevere un giudizio negativo, con mutuo beneficio sia per la persona che per l’azienda.
Lo stesso meccanismo può essere ricreato attraverso altre iniziative, semplici ma concrete, come ad esempio “il caffè del compleanno”, appuntamento in cui in Emerson il management festeggia davanti a un cornetto e a una tazzina di caffè il compleanno dei dipendenti nati in quel mese.
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