Ambiente

Come il potere aziendale evolve: da controllo a creatività


Autodenuncia: il concetto di potere nel quale sono cresciuto, l’ho praticato. Controllo ossessivo di tutte le attività aziendali, ricerca altrettanto ossessiva dell’efficienza e crescita, crescita e ancora crescita.

Con il tempo, complice la lettura dei filosofi e dei classici, quel concetto di potere ha iniziato a mostrare alcune crepe. Un contributo importante a queste crepe arriva da Nietzsche. La sua idea di “volontà di potenza” non coincide affatto con la logica del dominio. Per lui il potere non è controllo, non è presidio: è l’espansione della vita, la capacità di creare, di generare forme nuove. La rigidità del controllo, nella sua lettura, non è forza ma un segnale di debolezza, quasi un irrigidimento dettato dalla paura del cambiamento. La derivata del pensiero del filosofo è che il potere aziendale, fondato sulla vigilanza continua, non appare più come potenza ma come un tentativo di trattenere la vitalità invece di liberarla.

Tra l’altro il concetto di potere della mia generazione viene ormai messo in discussione, e non solo dalle generazioni più giovani: perché il costo, personale ed economico (quindi aziendale), di una siffatta concezione è alto e, negli ultimi anni, si è scoperto essere anche pericoloso per un’eccessiva concentrazione di potere in pochi soggetti, presuntivamente selezionati, senza adeguati contro-poteri.

Il controllo ossessivo come fattore limitante

E, forse, tra quelli sopracitati c’è un motivo che più di altri ha determinato lo scricchiolio delle credenze: è la derivata del controllo, al potere, a determinare una forte criticità: è fattore che limita, pone veti e ostacoli che diventano limiti al raggiungimento degli obiettivi. È il controllo, magari ossessivo, a generare l’interferenza preventiva che toglie piacere al lavoro. I controllori diventano i guardiani del già noto, e i controllati non prendono l’iniziativa perché, prima ancora di agire, si sentono osservati.

Altra probabile causa scatenante l’inizio del cambiamento? Il passaggio culturale del considerare i dipendenti come delle persone e non dei lavoratori.


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