Umbria

Picchia la moglie fino a farla svenire due volte. Il pm: «Schiaffi sempre più forti»

di Enzo Beretta

Patteggia una pena di due anni un 33enne perugino accusato di aver picchiato la moglie fino a farla svenire. «Al rientro a casa – si legge nel capo d’imputazione – aggrediva fisicamente la donna spingendola contro la porta d’ingresso e mordendola ad un polso. Poco dopo lei perdeva i sensi e, quando rinveniva, il marito la colpiva con schiaffi sempre più forti fino a farle perdere nuovamente i sensi». I fatti oggetto delle contestazioni vanno dal 2024 al dicembre 2025. Il pubblico ministero Andrea Claudiani, che contesta all’imputato il reato di lesioni e maltrattamenti in famiglia, aggravati «avendo commesso il fatto in presenza di minore e in danno di donna in stato di gravidanza», racconta di «reiterate condotte di molestia, minaccia, aggressione fisica e maltrattamenti» che hanno «cagionato nella persona offesa un grave stato di timore e di ansia per la propria incolumità, di soggezione e svilimento delle condizioni di vita». 

Le accuse Nel carnet delle accuse episodi risalenti anche a quando alla donna, assistita dall’avvocato Claudio Cimato, era incinta: lei lo aveva «sorpreso mentre era intento a mandare messaggi alla presunta amante», lui «l’ha spintonata facendola cadere sul letto e pestandole un piede». Il pm specifica che «non veniva effettuato l’esame radiologico in quanto la persona offesa al momento dell’accaduto era in stato di gravidanza» (vengono comunque menzionati «un notevole ematoma e la sospetta frattura del quinto dito del piede destro»). 

Botte L’episodio più grave risale all’agosto 2025 quando la donna, «febbricitante», lo contatta chiedendogli di prendersi cura dellla terza figlia di 40 giorni: lui risponde che «stava lavorando e che sarebbe tornato a casa il prima possibile» ma in realtà non rientra: quando torna a casa scoppia la lite con tanto di «morso al polso», «schiaffi sempre più forti» e «perdita dei sensi». Non sarebbe l’unico episodio violento in quanto, solo a dicembre, la donna è stata «afferrata per un braccio e strattonata», quindi «afferrata al collo con violenza». Questa mattina il 33enne, difeso dall’avvocato Chinea, ha patteggiato per il suo cliente una pena di due anni di reclusione davanti al giudice Valeria Casciello.

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