Viaggi e turismo

L’identità fiorentina tra le stanze e oltre l’Hotel Savoy

Posizione perfetta nel cuore di Firenze, design curatissimo di Lady Olga Polizzi, vera cucina italiana firmata Fulvio Pierangelini, servizio impeccabile di un cinque stelle. L’Hotel Savoy non ha bisogno di ulteriori credenziali per essere uno dei migliori indirizzi in città. Eppure l’hotel del gruppo Rocco Forte è costantemente impegnato a sostenere l’identità fiorentina, dai tessuti Pucci nella lobby all’ingresso privato alla micro bottega dell’Officina Santa Maria Novella, alla partnership con Fondazione Palazzo Strozzi, famosa per le mostre evento dal respiro internazionali. «Cerchiamo di essere un ponte tra i nostri ospiti e la vita culturale della città. E la collaborazione duratura con la fondazione ne è l’esempio», dice Matteo Gentile, general manager del Savoy. «In tal modo il soggiorno diventa un’opportunità di arricchimento intellettuale e spirituale personale».

Visita esclusiva alla mostra di Rothko

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Cogliere l’arte a Firenze

L’hotel si propone come lente contemporanea per vivere Firenze, mixando il calore dell’ospitalità italiana con lo spirito avanguardistico dei più importanti artisti a livello mondiale. È il caso di «Rothko a Firenze» (fino al 23 agosto), uno degli appuntamenti culturali più attesi del 2026 in Europa. Dopo l’esposizione dedicata a Beato Angelico, la più vista nella storia ventennale di Palazzo Strozzi con 250 mila visitatori, e 100 mila al Museo di San Marco (il quadruplo rispetto all’anno precedente), siamo di fronte a un’altra mostra irripetibile per più motivi. Buona parte degli oltre settanta tele di Mark Rothko, in Italia per la prima volta, provengono dalla collezione di famiglia e dalle più importanti istituzioni di arte contemporanea, il MoMa di New York, la Tate di Londra, la National Gallery of Art di Washington. Inoltre la curatela è del figlio Christopher Rothko (con Elena Geuna) che ha avuto l’ardire di un allestimento spirituale e introspettivo, collocando cinque dipinti del padre accanto agli affreschi di Beato Angelico nel Museo di San Marco e due nel vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana, monumentale progetto del Michelangelo architetto. Non per un confronto con i giganti del Rinascimento, ma per avvicinare il pittore americano alla fonte di ispirazione che lui, ossessionato dalla ricerca del “fabulous”, dopo tanto peregrinare, aveva finalmente captato nei capolavori dei due artisti fiorentini.

Visite a porte chiuse

Una mostra imperdibile che l’Hotel Savoy trasforma in esperienza personalizzata per gli ospiti delle sue suite che, su prenotazione, possono visitarla a porte chiuse accompagnati da Arturo Galansino, direttore di Palazzo Strozzi, o da un curatore della fondazione. Sempre al Savoy, sono per tutti, ospiti e non, i quattro cocktail “Maestro of Colours”, omaggio a Rothko, tra gli affreschi surreali del Bar Artemisia, in hotel. Dopo la mostra sarà più facile indovinare che il Nocturne Vermillon, con spuma di more e Negroni si ispira all’Untitled Red and Black del 1953, e che la crema di cocco del Milky Light che separa la lavanda e il frutto della passione è un ovvio richiamo a quel White Center del 1950 appena visto appeso al museo.


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