Sanità calabrese fuori dal Commissariamento, cosa succede ora
La sanità calabrese esce dal commissariamento dopo quasi vent’anni, Roberto Occhiuto, dovrà ora “normalizzare la gestione” ma senza eccedere perché il piano di rientro non si è chiuso: restano ancora dei debiti da pagare
COSENZA – Diciassette lunghi anni finiti con un colpo di spugna in una sola riunione del Consiglio dei ministri. La Calabria non è più una regione commissariata. Il sistema sanitario regionale si avvia verso un lungo e complesso processo di normalizzazione dopo quasi vent’anni di gestione straordinaria. E Roberto Occhiuto è l’ultimo commissario ad acta. Prima di lui ci sono stati Longo, Cotticelli, Scura, Scopelliti.
Il presidente della Regione ne ha dato notizia con un video brevissimo nell’istante in cui dal Consiglio dei ministri è arrivata l’ufficialità. Il tutto con tempistiche piuttosto particolari. La richiesta di uscita del commissariamento, infatti, è stata inoltrata al Consiglio dei ministri dal ministro degli Affari regionali Roberto Calderloli, proposta che ha incrociato i tre sì chiave: i ministeri dell’Economia e della Salute (Giorgetti e Schillaci) e la presidente Meloni. Tempismo perfetto perché arriva a pochissimi giorni dal via libera di Occhiuto alle pre-intese sull’Autonomia differenziata.
Calderoli stesso aveva annunciato l’avvio del processo di uscita dal commissariamento non più di una settimana fa. Ma la Calabria ci stava lavorando da tempo. A febbraio 2025 Roberto Occhiuto annunciò questa possibilità proprio in un incontro nella sede del Quotidiano. Poi, però, le tempistiche sono diventate enormi. «Ci siamo finalmente liberati da questa camicia di forza», ha detto Occhiuto.
Cosa accadrà ora? In primo luogo, allentare le cinghie, ma facendo molta attenzione. La Calabria torna ad essere gestita in maniera ordinaria. Non più un commissario che sovrintende ed è diretta espressione dei ministeri, ma una Giunta e un Consiglio chiamati nuovamente a decidere. In altre parole, ritorna l’assessorato alla Salute. Anche se è già nota l’intenzione di Occhiuto di trattenere a sé le deleghe sulla sanità. La fine del commissariamento vuol dire tante cose: via i commissari straordinari da Asp e ospedali (dovranno essere nominati direttori generali), nuove misure da introdurre lì dove fino ad oggi bisognava sottostare ai diktat romani.
La Calabria da oggi può permettersi molto di più, ma non tantissimo. Perché la fine del commissariamento non coincide con la fine del piano di rientro. La Calabria ha ancora un debito da saldare, dovuto principalmente ai decenni precedenti. La Regione, infatti, ha dovuto sottoscrivere un nuovo piano di recupero del debito pregresso. Le interlocuzioni con i manager regionali sono andate avanti per mesi, ma al momento non si conoscono le nuove regole d’ingaggio e le conseguenze se non si riuscisse a ripianare il debito.
La Calabria riparte pur consapevole che nulla è al suo posto come dovrebbe. I Livelli essenziali di assistenza da consolidare, soprattutto alla voce prevenzione ed emergenza urgenza, un piano di riassetto ospedaliero da proporre, una campagna straordinaria di assunzioni che comprenda anche il personale previsto nelle strutture Pnrr e che, fino ad oggi, è stata impossibile da attuare proprio per i limiti imposti dal commissariamento. Ma soprattutto c’è da fare i conti con una spaventosa emigrazione sanitaria arrivata ormai a costare 324 milioni di euro.
La strada, comunque, è già segnata. Occhiuto punta a creare le Aziende ospedaliere provinciali, raggruppando tutti gli ospedali oggi delle Asp sotto un’unica direzione provinciale assieme all’hub di riferimento. Cosenza, per esempio, avrebbe l’Annunziata e tutti gli altri ospedali della provincia sotto una sola regia. Alle Asp, dovrebbe restare la prevenzione e l’assistenza domiciliare. Un piano di riassetto che dovrebbe agire sui due fronti fragili.
Il dato di fatto è che è bastato un sì a Calderoli, per “liberare” la Calabria. La chiosa, però, è legittima. La politica calabrese non ci sembra pronta e informata ad affrontare tutto questo.
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