Cultura

17 potenziali classici rock che non hanno mai visto la luce, selezionati da Bbc Classical Music


La storia del rock è costellata di “dischi fantasma”: lavori arrivati a un passo dal completamento e poi abortiti per attriti interni, interferenze delle etichette o per le incertezze dei loro autori. Sono i cosiddetti “lost albums”, gli album perduti. Ora, il magazine britannico Bbc Classical Music ne ha raccolti 17 tra i più celebri, 16 dei quali effettivamente non hanno mai visto la luce, mentre uno ce l’ha fatta, seppur 45 anni dopo. “Non si tratta di semplici abbozzi, ma di visioni compiute, sopravvissute solo sotto forma di bootleg o rinchiuse negli archivi – precisa Steve Wright nell’introduzione – Ognuno di questi lavori rappresenta un momento decisivo mancato nella storia della musica rock, un possibile bivio capace di cambiare radicalmente il percorso delle sue figure più influenti”.

Ecco allora la lista dei 17 “lost albums” di Bbc Classical Music, per ognuno una presentazione sintetica (qui il servizio completo)

1. Jimi Hendrix – “First Rays Of The New Rising Sun” (1970)
Progetto ambizioso (doppio o triplo lp) in cui Hendrix si allontanava dalla forma canzone tradizionale verso una fusione sofisticata di soul, jazz e funk. Rimasto incompiuto alla sua morte, documenta il passaggio da chitarrista iconico a compositore visionario.

2. Pink Floyd – “Household Objects” (1974)
Album concepito senza strumenti musicali, costruito con suoni di oggetti domestici registrati ad Abbey Road. L’idea si rivelò impraticabile e venne abbandonata, anche se alcune intuizioni finirono in “Shine On You Crazy Diamond“.

3. Marvin Gaye – “Love Man” (1979)
Pensato come ritorno a un funk più leggero e commerciale dopo “Here, My Dear”. Problemi fiscali e dipendenze bloccarono tutto; il materiale confluirà in parte in “In Our Lifetime”.

4. Prince – “Camille” (1986)
Album completo pubblicato sotto un alter ego femminile ottenuto via pitch-shift. Più sperimentale e bizzarro dei lavori precedenti, fu ritirato all’ultimo momento e in parte riassorbito in “Sign O’ The Times“.

5. David Bowie – “The Gouster” (1974)
Versione grezza e funk-oriented che precede “Young Americans“, ispirata alla cultura afroamericana urbana. Più ruvida e immersiva rispetto alla versione ufficiale poi rifinita.

6. The Who – “Lifehouse” (1971)
Opera rock fantascientifica estremamente complessa, centrata su una rete globale musicale anticipatrice di internet. Il progetto collassò per difficoltà narrative e stress, ma generò “Who’s Next“.

7. The Beach Boys – “Smile” (1967)
Il più celebre album perduto: una “sinfonia adolescenziale a Dio” costruita con tecniche modulari e testi surreali. Pressioni interne e problemi mentali di Brian Wilson ne impedirono la pubblicazione originale.

8. Dr. Dre – “Detox” (anni 2000)
Progetto lavorato per oltre un decennio con decine di collaboratori. L’estremo perfezionismo di Dre ne impedì l’uscita, trasformandolo in mito urbano dell’hip-hop.

9. Genesis – “The Lamb Lies Down On Broadway” (versione film, 1975)
Trasposizione cinematografica mai realizzata dell’opera di Peter Gabriel su Rael. Restano solo frammenti visivi del tour, tra filmati amatoriali e fotografie.

10. Green Day – “Cigarettes And Valentines” (2003)
Album completato e poi perduto (secondo la leggenda rubato). La band ripartì da zero, dando vita a “American Idiot“.

11. The Beatles – “Get Back” (1969)
Versione grezza e “live in studio” compilata da Glyn Johns, con errori e dialoghi inclusi. Accantonata per tensioni interne, sarà rielaborata dai Fab Four in “Let It Be“.

12. Beastie Boys – “Hot Sauce Committee Part 1” (2009)
Primo capitolo di un progetto doppio, interrotto dalla malattia di Adam Yauch. Parte del materiale finirà nel secondo volume; la versione originale resta inedita.

13. Duran Duran – “Reportage” (2006)
Album più oscuro e chitarristico rispetto al loro synth-pop classico. Scartato dall’etichetta per mancanza di hit, sostituito da “Red Carpet Massacre“.

14. Bruce Springsteen – “The Ties That Bind” (1979)
Versione iniziale, più compatta, di quello che diventerà “The River“. Scartata perché ritenuta troppo leggera rispetto alle ambizioni narrative.

15. Kraftwerk – “Techno Pop” (1983)
Progetto perfezionato all’infinito e mai pubblicato nella forma originaria. Parte del materiale confluirà in “Electric Café”, ma fuori tempo rispetto all’evoluzione del genere.

16. The Velvet Underground – “Lost Fourth Album” (1969)
Registrato dopo l’uscita di John Cale, avrebbe unito sperimentazione e canzone più accessibile. L’etichetta abbandonò il gruppo e il disco venne accantonato.

17. Neil Young – “Homegrown” (1975)
E’ l’unico che alla fine “ce l’ha fatta”, 45 anni dopo. Album acustico e autobiografico registrato durante una crisi sentimentale, considerato “troppo personale”, resterà inedito, fino al 2020, quando finalmente verrà dato alle stampe.




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