Economia

Confimprese, nel 2026 un +5,9% di aperture


Il rallentamento dei consumi, alimentato dalle tensioni geopolitiche e dall’incertezza legata agli scenari di guerra, sta incidendo sulle scelte di spesa delle famiglie italiane. In questo contesto, il retail appare in leggero positivo, nonostante un mese di febbraio al -0,7%. A spiegarlo, i dati del Centro studi Confimprese in collaborazione con Global Strategy sull’anno, che sottolineano come ci siano piani di apertura di nuovi negozi da parte di molte imprese del settore: non una crescita espansiva forte, ma una ricomposizione strategica delle reti commerciali. I consumi reagiscono nel breve, mentre gli investimenti delle aziende guardano a 3-5 anni.

“Le aziende stanno investendo in modo mirato – chiarisce Mario Resca, presidente Confimprese –, privilegiando location ad alto potenziale, format più efficienti e una maggiore integrazione tra fisico e digitale. In una fase di incertezza, gli investimenti non si fermano, ma diventano più selettivi e orientati al medio-lungo periodo. I consumi, per loro natura, risentono delle dinamiche di breve termine; le strategie delle imprese, invece, guardano a orizzonti più ampi, puntando su innovazione, prossimità e qualità dell’esperienza. Le nuove aperture riflettono quindi un retail che cambia pelle: negozi più vicini ai territori, più connessi ai canali digitali e sempre più centrati sui bisogni di un consumatore in trasformazione”.

Dall’analisi semestrale sulle stime di aperture di nuovi punti vendita in Italia nei settori ristorazione, abbigliamento-accessori e altro retail (casa-arredo, elettronica, telefonia, palestre e cura della persona), emerge che la quasi totalità delle aziende (97%) prevede nuove aperture. Cresce al 60% la percentuale delle aziende che dichiara di subire l’impatto della debolezza dei consumi sui propri piani di sviluppo (il 50% nel 2025). Le dinamiche vedono delle differenze all’interno dei settori: le chiusure sono pianificate dall’80% delle aziende di abbigliamento-accessori contro il 25% nella ristorazione.

Il saldo totale tra aperture in franchising e punti vendita diretti ritocca del 5,9% i dati del 2025 con 5.963 nuovi esercizi commerciali (5.580 nel 2025) con una ricaduta occupazionale di oltre 35mila nuove assunzioni a fronte di una carenza strutturale di circa 10mila figure professionali tra addetti alla vendita, commessi, camerieri e personale di sala.

Il settore più debole è abbigliamento-accessori che vede la propria rete in aumento con 1.353 punti vendita, decisamente meno rispetto allo scorso anno, mentre la ristorazione pianifica 1.718 nuove aperture. Altro retail prevede un’espansione di 2.892 esercizi commerciali. Da notare i contrasti tra le reti dirette e in franchising nel 2026: le reti in franchising si sviluppano ad un ritmo tre volte più veloce. In particolare, il settore abbigliamento-accessori si differenzia rispetto alla media e vede un aumento dello 0,5% nelle reti dirette contro il 5,7% in franchising.

Le chiusure previste restano limitate, mentre cresce il numero degli interventi di refitting (ammodernamento o rinnovamento) adottato da 4 aziende su 5 e riqualificazione dei negozi esistenti prevista dal 64% dei retailer. Quanto ai canali di vendita, il canale preferito rimane il centro commerciale per il 75% delle aziende, seguono i negozi di prossimità e provincia (38%), infine i retail park (28%).

Nei canali dove avvengono le maggiori chiusure, il centro commerciale rimane in cima alle preferenze di chiusure dei retailer per il 56%, segnale di importante dinamicità del canale. Al secondo posto, vi è la preferenza di chiudere nelle high street e le vie dello shopping, canale che ha registrato le peggiori performance di fatturato nel 2025. Per abbigliamento-accessori le aziende chiuderanno principalmente nei centri commerciali e nei negozi di prossimità e provincia. Il settore della ristorazione chiuderà principalmente nei retail park e nelle aree periferiche delle metropoli.


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