Veneto

la risposta al conflitto in Iran

📰 Questo giornale è gratuito dal 2006. Vuoi che continui?
Sostieni l’informazione libera di Venezia con il tuo 5×1000.

CF: 94073040274


Scopri come donare

Il conflitto in Iran, che si protrae ormai da giorni, ha scatenato una crisi energetica di grande portata, costringendo numerosi governi, in particolare in Asia, a reintrodurre pratiche di lavoro da remoto simili a quelle adottate durante la pandemia di Covid-19. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha avuto un impatto drammatico sui flussi di greggio, rendendo il risparmio energetico un obiettivo strategico per molte nazioni. In questo contesto, lo smart working è emerso non solo come un’opzione di welfare, ma come un elemento cruciale per sostenere la domanda energetica e garantire la continuità operativa di fronte a minacce dirette.

Le risposte governative a questa crisi stanno seguendo le indicazioni fornite dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA). Il loro rapporto sul 2026 Energy Crisis Policy Response Tracker sottolinea come il lavoro da remoto possa contribuire a una significativa riduzione della domanda di petrolio per il trasporto. Diverse nazioni asiatiche hanno già implementato misure concrete: nelle Filippine e in Pakistan, per esempio, è stata introdotta una settimana lavorativa di quattro giorni per gli uffici pubblici. In Pakistan, le scuole sono rimaste chiuse per due settimane, mentre è stato invitato un ampio ricorso allo smart working per limitare il consumo di diesel.

Anche l’Egitto ha messo in campo misure simili, stabilendo un giorno obbligatorio di smart working a settimana per il settore pubblico. Vietnam e Malaysia hanno incoraggiato questa modalità di lavoro, mentre in Thailandia e Sri Lanka si sono promosse videoconferenze per ridurre gli spostamenti. A Myanmar, il governo ha reso obbligatorio il lavoro da remoto ogni mercoledì per i dipendenti pubblici, e in Laos si stanno adottando rotazioni in ufficio per i lavoratori del settore pubblico, accanto alla promozione dello smart working.

Anche l’Unione Europea si è attivata, sebbene con un approccio di raccomandazione meno vincolante. Gli Stati membri sono stati sollecitati a incentivare il lavoro agile e a istituire domeniche senza auto per fronteggiare l’inflazione energetica, che ha raggiunto livelli preoccupanti a marzo 2026. “Se c’è un consumo energetico di cui si può fare a meno, se non è strettamente necessario per guidare l’auto, allora non fatelo”, ha dichiarato Lars Aagaard, ministro danese dell’energia e dei servizi pubblici, sottolineando l’urgenza della situazione.

Nel settore corporate, in particolare tra le grandi aziende tecnologiche, la reazione è stata rapida e decisa. Le sfide legate ai costi energetici e alla sicurezza del personale hanno spinto realtà come NVIDIA, Microsoft, Google e Apple ad attivare protocolli di evacuazione o a implementare il lavoro da remoto per le sedi situate in aree geopoliticamente instabili. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha inserito 18 aziende statunitensi in una “black list” di obiettivi sensibili, aumentando così la necessità di una rapida riorganizzazione aziendale.

Alcune di queste aziende, tra cui Amazon (AWS) e Oracle, hanno giĂ  subito interruzioni operative nelle loro infrastrutture nel Golfo, costringendole a predisporre modalitĂ  di lavoro agile globale per i team non impegnati nella manutenzione fisica dei data center. Questa evoluzione mostra come la crisi energetica stia anche modificando il panorama lavorativo, favorendo una maggiore flessibilitĂ  e adattabilitĂ , che potrebbero rimanere in uso anche al termine del conflitto.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »