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Gallery society é in fermento. Per Max Papeschi é Endgame ( la fine del gioco). Roberto Spada colleziona, Fondazione Prada anticipa

Cosa unisce Max Papeschi, artista provocatore, e Roberto Spada, tributarista e collezionista? Endgame, la fine del gioco, è il titolo della mostra da cortocircuito.“ Mentre guardi un suo quadro, un drone ti spia – interviene Peter Gomez, che non ha bisogno di presentazioni – Max ci mostra l’osceno della realtà e l’assurdità dell’esistenza”. E’ questa la prima percezione che hai davanti alla Sacra Sindone reintrerpretata dall’artista multimediale. E basta aggiungere un paio di occhialini alla John Lennon e intitolarlo “Imagine no Evan”. Papeschi, tra l’altro, cura anche la rubrica di Millenium, mensile del Fatto Quotidiano, “Greetings from Hell” e già dice tutto.

Max riprende la sua narrazione fra sacro, profano e cultura di massa. Prende icone pop, la pittura devozione di Raffaello, ritratti di corte, un vaso Ming e la quotidianità Hopper e li fa “accomodare” nello stesso salotto con droni vorticanti e robot. Strati di subconscio per mettere a nudo una società di consumi dove anche la fede si brandizza, i sogni non sono raccolti su un lettino dello psicanalista ma nell’Icloud. La contro cultura si inchina all’ Intelligenza Artificiale ai sentimenti si sostituiscono gli algoritmi e la catastrofe diventa lo show must go on. EndGame curata da Fortunato D’Amico, con colonna sonora di Philip Abussi e la partecipazione speciale di Tricarico si riflette su opere retroilluminate, prodotte da Quadruslight, che inaugura la collaborazione con Max Papeschi, aprendo un nuovo capitolo nella ricerca tecnologica dell’artista.

Si cambia giro siamo nella casa/giardino di Roberto Spada, eccellente tributarista con un tir di cariche nei Luxury brand. Collezionista che ha coltivato il suo giardino segreto di incontri, eventi e viaggi. E’ stato in India, Teheran, Israele… per scoprire nuovi artisti e nuove gallerie. E che l’ha spinto a impegnarsi in fondazioni, progetti di mecenatismo. Luigi Ontani che si vedono all’ingresso di casa (una scultura e due carte), dove ci sono anche due piccoli dipinti di Roberto De Pinto, che lavora investigando corpi e sguardi, simboli e atmosfere rarefatte. Opere ovunque, rivelando predilezioni e amori incondizionati del padrone di casa. Con Kiki Smith è stato un amore a prima vista, l’artista tedesca che da decenni indaga la cosmografia del corpo e della rinascita, attraverso i simboli della sessualità e dell’anatomia e che Spada colleziona da tempo. “Compro ciò che mi piace, osservo ovunque ci sono le giovani energie, è lì che sta l’arte di domani.” Fondazione Prada “Over Under in Between” per riflettere sull’instabilità dei tempi bui. Occhio a non calpestare una delle biglie rosse che formano la mappatura del mondo per esteso. Alla Fondazione Prada di Milano, Mona Hatoum presenta Over, under and in between ( Sopra, Sotto e in Mezzo) una mostra che riunisce tre installazioni: La Ragnatela, la Mappa e la Griglia. Tre contenuti dal forte impatto metaforico. Che colpiscono subito per la vastità del progetto che si prende tutta la scena nella vecchia Cisterna che un tempo ospitava i silos dell’ex distilleria di alcolici Il progetto riflette sull’instabilità dei nostri tempi e sulla precarietà dell’esistenza, in tempi sempre più bui. Una ragnatela di sfere di vetro sospesa sopra le nostre teste, una mappa fatta di sfere rosse e un’installazione in movimento… Over, under and in between, rimarrà aperta al pubblico fino al 9 novembre 2026. .

Anteprima Fondazione Prada Dal 9 aprile al 28 settembre 2026, la sede di Milano ospiterà Dash, il nuovo progetto multimediale di Cao Fei. Frutto di tre anni di ricerche condotte nelle aree rurali della Cina e del Sud-Est Asiatico, l’opera analizza lo sviluppo della smart agriculture e l’impatto della rivoluzione tecnologica nel settore agricolo. Attraverso fotografia, videoinstallazioni, realtà virtuale e documentari, Cao Fei esplora come gli algoritmi stiano sostituendo il sapere tradizionale e ridefinendo il rapporto tra persone e territorio, sollevando interrogativi di natura ecologica e sociale.

Anticipazione Biennale di Venezia: la sede di Ca’ Corner della Regina presenterà dal 9 maggio al 23 novembre 2026 la mostra Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince, curata da Nancy Spector. Il progetto mette in dialogo Arthur Jafa e Richard Prince, due tra i più rilevanti artisti contemporanei che, pur essendo nati a dieci anni di distanza, condividono un approccio radicale nell’appropriazione di immagini tratte dalla cultura popolare americana, dai film ai social media. Se Jafa riflette sulla propria identità afroamericana per rafforzare l’arte Black, Prince analizza la mascolinità bianca e il lato oscuro della psiche statunitense, svelando in questa occasione un dialogo creativo finora inedito tra le loro rispettive pratiche.


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