in tre giorni caduta più del doppio della media di aprile

Piogge eccezionali e neve abbondante sull’Appennino: il passaggio del ciclone Erminio ha lasciato il segno anche in Abruzzo, dove in appena tre giorni si sono registrati accumuli superiori alla media dell’intero mese di aprile.
A tracciare il quadro è Edoardo Ferrara di 3bmeteo, che evidenzia come “in tre giorni è piovuto in diversi casi più del doppio della media dell’intero mese di aprile, che oscilla in genere tra i 50 e i 100 millimetri su queste zone”.
Tra il 31 marzo e il 2 aprile le precipitazioni sono state quasi continue per circa 72 ore. In Abruzzo si sono registrati picchi oltre i 200-250 millimetri soprattutto sui versanti orientali di Majella e Gran Sasso, mentre valori tra 150 e 200 millimetri hanno interessato anche Molise e altre aree del Sud. Dati che spiegano le criticità idrogeologiche emerse in diversi territori.
A contenere in parte gli effetti al suolo è stata la neve caduta in quota. “Sui versanti orientali di Gran Sasso e Majella è caduto oltre un metro o un metro e mezzo di neve fresca dai 1300-1400 metri”, spiega Ferrara. Accumuli significativi anche in altre località appenniniche, mentre in alta quota si superano i due metri. Resta ora elevato il rischio valanghe.
Il ciclone si è formato sul Tirreno meridionale ed è rimasto quasi stazionario per giorni, alimentando precipitazioni persistenti sempre sulle stesse zone. “Il vortice si è spostato di pochi chilometri, causando piogge intense e continue per tre giorni”, sottolinea Ferrara, evidenziando anche il contributo dell’effetto stau lungo l’Appennino, con correnti umide dall’Adriatico che hanno intensificato i fenomeni.
Quanto alla natura dell’evento, Ferrara chiarisce che “episodi di questo tipo rientrano nella storia meteorologica del Mediterraneo e non possono essere definiti anomali in senso stretto”. Tuttavia il cambiamento climatico può amplificarne gli effetti: “In un’atmosfera più calda è presente maggiore vapore acqueo, che rappresenta energia per i sistemi ciclonici. Gli eventi estremi ci sono sempre stati, ma oggi possono risultare più intensi”.
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