Marche

I riti della Pasqua: le Croci della Passione

REPORTAGE – Sono manufatti processionali diffusi nelle chiese e ai bordi delle strade.  Qui il focus è sulla sequenza di eventi relativi alla morte di Gesù Cristo, un evento propedeutico alla sua Risurrezione, e la valenza catechistica dei simboli che racchiude 

 

di Gabriele Vecchioni

 

Le Croci della Passione, manufatti processionali diffusi nelle chiese e ai bordi delle strade hanno  valore simbolico e devozionale che, in occasione delle festività pasquali, assumono un ruolo ancora più importante.

Una Croce della Passione in attesa di essere trasferita (ph G. Vecchioni)

Il simbolo più diffuso delle celebrazioni religiose cristiane è la croce latina (quella con il braccio trasversale più corto rispetto a quello orizzontale) a ricordare la crocifissione di Gesù Cristo e il valore salvifico della Passione e della sua morte. La diffusione dell’esposizione della croce negli edifici sacri adibiti alle celebrazioni liturgiche inizia nel sec. XII e si consolida nei secoli successivi, grazie alla rappresentazione dell’evento tragico sulle tele e nelle raffigurazioni plastiche (sculture), sempre più diffuse nelle chiese.

 

Una croce più semplice (e più facile da trasportare) era la croce astile (o processionale), metallica e fissata su un supporto ligneo (una pertica). L’uso antico della croce processionale, già attestato nel Medioevo, trovò impulso nella devozione popolare, favorita dall’arte sacra e dalle indicazioni della Controriforma.

 

La croce penitenziale (altro nome col quale è conosciuta la Croce della Passione) ripete(va) in maniera codificata uno schema tipico di questi oggetti devozionali: sui bracci della croce era posizionati i simboli e gli strumenti della Passione (l’Arma Christi, specie di scudo araldico di Cristo). La sua divulgazione aveva uno scopo didattico e, al tempo stesso, devozionale perché spingeva i fedeli alla meditazione sulla Passione di Cristo. La tradizione ha portato poi a una diffusione sempre maggiore in diversi contesti geografici: croci simili sono diffuse, oltre che in tutta Europa (specie in Spagna, Francia e Germania) anche nel nostro Paese (particolarmente in Liguria, Toscana e Abruzzo). In ambito locale, sono conservate nelle sacrestie e spesso si incontrano ai margini stradali, quasi ad accompagnare il cammino del viandante (oggi, dell’automobilista).

 

Nella chiesa romanica di San Vittore, un affresco raffigura la Salita alla Croce (spiegazione nel testo, ph G. Zucchetti)

Le croci delle quali ci stiamo occupando si possono paragonare agli affreschi che nel Medioevo decoravano le pareti delle chiese. Spesso definiti come “la Bibbia dei poveri”, essi avevano fine didattico perché spiegavano ai fedeli le Scritture Sacre senza che questi dovessero leggerle. Nelle croci della Passione si esprime lo stesso valore formativo perché sulla croce vengono rappresentati gli strumenti della Passione che invitano i fedeli a meditare sul mistero della sofferenza di Cristo; un altro nome di questo tipo di manufatto è, infatti, Croce del Mistero).

Per quanto riguarda le croci della Passione sistemate all’esterno, lungo le strade, «Passione e la valenza catechistica degli elementi aggiunti alla croce favorirono l’accettazione da parte del popolo e questi importanti punti di riferi­mento so­ciale, soprattutto per un abitato sparso, diventarono componenti caratteristiche del paesaggio rurale».

 

Come chiarito in precedenza, i simboli presenti dovevano essere ben riconoscibili dai fedeli, per permettere una facile “lettura” del messaggio. Per questo, essi si rifanno al racconto della Passione dei Vangeli canonici. Nei paragrafi seguenti saranno analizzati (ripeto, brevemente) i vari item, divisi per argomento.

 

Il tradimento.

 

Nell’area di Castorano, una Croce della Passione a protezione dei campi, essenziale ma con il simbolo potente e significativo della corona di spine. Sullo sfondo, i Monti Gemelli (ph Silvestro Fanesi)

Uno degli apostoli, Giuda, “vende” Gesù Cristo per «trenta sicli d’argento», come riporta il Vangelo di Matteo; è una quantità di denaro molto bassa e questo accentua il valore simbolico dell’episodio. In ogni caso, nelle Croci della passione, il fatto è rappresentato dalla borsa. Altra figura legata al tradimento è la lanterna che illumina la strada ai soldati che devono “arrestare” Gesù nell’orto dei Getsemani. Il terzo simbolo di questo primo capitolo della Passione è il gallo, spesso posizionato sulla cima del braccio verticale, come su un trespolo; il gallo ricorda che l’apostolo Pietro rinnegò Cristo «per tre volte», come scrive Matteo. Nell’Italia settentrionale e in Francia, spesso queste croci sono identificate come Croci del gallo.

 

La Passione.

 

La mano vuole rappresentare ancora il tradimento (è Luca che riporta le parole di Gesù durante l’Ultima Cena: «la mano di colui che mi tradisce è con me sulla tavola») ma ricorda anche l’insulto che subisce il Messia quando, nel Sinedrio, risponde ad Ananìa e viene schiaffeggiato da un servo. I flagelli (di solito due, «alle estremità dell’asse orizzontale della Croce, per ragioni di simmetria estetica») sono quelli della flagellazione alla colonna (presente in alcuni manufatti). La corona di spine, simbolo potente di sofferenza (è descritta ancora da Matteo), ricorda che Gesù fu deriso dai soldati che gli misero una canna in mano (lo scettro) e lo rivestirono con un mantello color porpora, tradizionale simbolo regale; quest’ultimo indumento è presente nelle croci più ricche di simboli.

 

Le immagini dell’Arma Christi permettevano ai fedeli di meditare sugli eventi della Passione (part. dal Piano divino di salvezza, 1370-80; Wallraf-Richartz-Museum, Colonia)

La Crocifissione. Del supplizio-tortura della Croce, previsto per il delitto di “lesa maestà”, del quale era stato accusato Gesù, si conoscono tutti i particolari. Vediamo, pertanto, solo i simboli più evidenti.

I chiodi (citati nel Vangelo di Giovanni) erano tre; nei crocifissi codificati dalla Chiesa ortodossa, sono quattro perché i piedi del crocifisso sono rappresentati non-sovrapposti. Alla sommità della Croce, il titulus crucis, la motivazione della condanna a morte (INRI= Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum). Poi, i dadi con i quali i soldati tirarono a sorte la tunica del condannato che era stato denudato prima di essere crocifisso. Tra i simboli c’è la canna con in cima la spugna intrisa di aceto, utilizzata per lenire l’arsura del giustiziato (episodio citato nei Vangeli di Marco e di Matteo). Altro simbolo potente, la lancia con la quale il centurione Longino si accertò della morte del Cristo, infiggendola nel suo costato (in area germanica, questo tipo di croce viene denominato Longinuskreuz, croce di Longino).

 

Simboli nella Croce della Passione

Altri simboli.

 

Col tempo, gli artigiani incaricati della realizzazione delle croci hanno inserito altri elementi, non riportati dalla Sacre Scritture. Non erano inventati ma provenivano dai Vangeli apocrifi, non riconosciuti come autentici dalla Chiesa; più spesso, era la logica e la pietà popolare a suggerirli. Qui di seguito, un breve elenco di questi elementi spuri ma ormai accettati.

La scala è un elemento assente nel racconto evangelico ma sempre presente, a testimonianza di una tenace tradizione. Cristo venne inchiodato alla croce disteso sul terreno e poi sollevato, in modo solidale col patibolo (era questa la modalità di esecuzione). Nel Vangelo di Nicodemo (apocrifo del sec. VI) Gesù sale autonomamente sulla croce, utilizzando una scala: questa immagine, meno umiliante per il condannato, fu accolta nell’immaginario popolare. In un affresco della chiesa ascolana di San Vittore, è raffigurato Gesù Cristo mentre sale la scala per sistemarsi sulla croce.

 

Gli attrezzi.

 

Croce sistemata nei pressi di un incrocio stradale, ad Ancarano. Sullo sfondo, Colle San Marco e il Vettore (ph G. Vecchioni)

Il martello e la tenaglia non compaiono nei racconti evangelici ma erano stati sicuramente utilizzati per piantare i chiodi che fissavano il condannato al legno e per toglierli una volta morto e facilitare così la rimozione del cadavere.

Il velo della Veronica. Questo simbolo è presente nella maggior parte delle croci della Passione anche se è assente nei resoconti degli evangelisti. La tradizione, apparsa nel sec. VIII, venne subito accettata come simbolo di solidarietà e di pietà verso il sofferente.

 

Altri simboli sono stati inseriti come completamento della narrazione: la spada di Pietro con la quale taglia l’orecchio al servo di Caifa, Malco che, peraltro, viene subito risanato da Gesù (lo racconta Luca nel suo Vangelo) e il calice, simbolo di rinascita e sede della “trasformazione” del vino in Sangue di Cristo (parte della transustanziazione) durante il rito della Consacrazione eucaristica.

 

Conclusioni. La Croce della Passione (o del Mistero o del gallo), croce penitenziale processionale presente in molte chiese e ai bordi delle strade va vista come un simbolo catechistico, un modo per ricordare ai fedeli il percorso terreno di Gesù Cristo, riconosciuto dai credenti come necessario passaggio per la salvezza dell’uomo.

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